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venerdì 03 dicembre 2021
 
 

Azione cattolica, ricostruire l'Italia

23/09/2012  Nessun nuovo partito dei cattolici, ma un'agenda condivisa fondata sulla centralità della persona, della famiglia, dell’etica pubblica e privata, nonché sulla preferenza per gli ultimi.

Custodire, tramandare, generare. L’Azione cattolica italiana vuole riparte da questi tre verbi.  Dal 21 al 23 settembre, l'associazione ha riunito a  Roma i presidenti e gli assistenti unitari diocesani e regionali. Oltre 350 dirigenti sono giunti a Roma da tutta Italia per confrontarsi sul tema “Legami di vita buona. Azione cattolica, Chiesa locale e Chiesa universale”. E proprio per coltivare questi legami occorre riscoprire il senso del custodire tradizioni e storie, del tramandare una fede autentica, del generare un cammino nuovo.

La bussola è il Concilio, la cartina stradale è la Parola di Dio. Per un servizio che è «in favore di tutto il Paese», dice il presidente nazionale Franco Miano. «In una fase confusa come questa», continua, «in cui la crisi è ancora in corso e gli scenari politici sono ingessati dalle incertezze e dai tatticismi, dalla ricerca di scorciatoie che finiscono per screditare le stesse istituzioni democratiche, i cattolici vengono “tirati per la giacca”, come fossero portatori di pochi e sparuti interessi. Per noi, invece in gioco non ci sono interessi di parte, ma vogliamo consolidare un’agenda fondata sulla centralità della persona, della famiglia e dell’etica della vita, sulla preferenza assoluta per gli ultimi, sulla trasparenza e sobrietà della vita istituzionale, sulla relatività, e non assolutezza, della politica rispetto all’interezza della vita civile».

Ricostruire il Paese dopo anni in cui si è coltivato l’individualismo e un’espansione che ha finito per slegare le persone e i territori: l’Azione cattolica vuole riproporre «il confronto positivo tra tante intelligenze, interessanti letture del mutato scenario economico globalizzato, delle nuove relazioni tra diritti e doveri, tra libertà e responsabilità, tra potere e partecipazione, tra economia, finanza e sovranità dei popoli». Nessun nuovo partito dei cattolici, ma un «ricco patrimonio da mettere a servizio del Paese in una fase davvero “costituente”».

«Un patrimonio che può dialogare legittimamente, senza complessi e autorevolmente, sia all’interno di tutte le famiglie politiche europeiste, democratiche, riformiste, non populiste e attente a unire più che a dividere, sia in nuovi soggetti politici che avvertono la particolare necessità di preservare un clima di responsabilità e condivisione nazionale ed europea. Chi si concentra solo sui “contenitori” della politica rischia di sottostimare una fase nuova e promettente in cui i credenti, a partire dai territori, si caricano con uno spirito comune della necessità di tenere unito il Paese e di protendere tutti, senza indugi, verso il bene comune”.

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