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Bagnasco alla Cei: priorità giovani e lavoro

23/09/2013  Il presidente dei vescovi italiani apre il Consiglio permanente con un'ampia prolusione sulla situazione del Paese e del mondo.

C’è ancora l’eco del viaggio in Sardegna di papa Francesco. Quando il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, prende la parola per la prolusione al Consiglio permanente dei vescovi italiani risuona l’impegno per la dignità del lavoro. «Gli osservatori dicono», spiega il cardinale all'assise che sarà riunita a Roma da oggi fino al 25 settembre, «che l’attuale indice di disoccupazione giovanile raggiunge il 37,3 per cento, e tutti sappiamo che, senza opportunità, i giovani sono costretti a farsi emigranti, impoverendo giocoforza il Paese di giovinezza e di competenze. Per non dire di quanti vivono nella paura di perdere il posto di lavoro a breve. Come proprio ieri ha Cagliari ha detto il Santo Padre, è “una sofferenza – la mancanza di lavoro – che ti porta – scusatemi se sono un po’ forte, ma dico la verità – a sentirti senza dignità! Dove non c’è lavoro, manca la dignità” (Incontro con il mondo del lavoro a Cagliari, 22.09.2013)».
Proprio per questo, riferendosi alla situazione generale del Paese, il presidente della Cei  ha voluto ribadire che è necessaria una grande responsabilità in un momento tanto difficile: «Ogni passo è benvenuto, ma l’ora esige una sempre più intensa e stabile concentrazione di energie, di collaborazioni, di sforzi congiunti senza distrazioni, notte e giorno. Ogni atto irresponsabile – da qualunque parte provenga – passerà al giudizio della storia».
Una lunga appassionante prolusione che ha voluto fare memoria sia dell’incontro dell’intera assemblea dei vescovi con il Papa, a maggio, sia della Gmg in Brasile che delle ultime Settimane sociali a Torino. Filo conduttore è stato l’amore per le persone e l’accompagnamento dei pastori che il Papa non si stanca di raccomandare. 
«Il Papa», ha ricordato il cardinale Bagnasco, «ci ha dato tre precise direttive per il nostro cammino sulle quali – in questo Consiglio – dedicheremo largo spazio per il discernimento: si tratta in primo luogo del “dialogo con le istituzioni culturali, sociali e politiche” che il Papa ha confermato essere compito di noi Vescovi; poi, di come “rendere forti le Conferenze Episcopali Regionali perché siano voci delle diverse realtà”; e infine del numero delle Diocesi italiane, tema sul quale ha lavorato un’apposita Commissione episcopale, su richiesta della competente Congregazione per i Vescovi». Il Consiglio, inoltre, lavorerà sia sul prossimo convegno ecclesiale che si svolgerà a Firenze nel 2015 che sulla nota pastorale in tema di scuola cattolica.
Ma è in particolare sui giovani che il presidente della Cei ha voluto soffermarsi. Giovani che devono farsi sentire in diocesi, per le strade, mettendo Cristo al centro della loro vita, come il Papa ha esortato nella Gmg.  «Abbiamo l’immagine ancora viva negli occhi, e soprattutto nel cuore, dei tre milioni di giovani convenuti a Rio de Janeiro da 178 Paesi. Un popolo di giovani che ha risposto all’invito del Papa. Parlo di popolo, non di moltitudine, perché un popolo si forma e vive attorno a qualcosa di grande, qualcosa che è invisibile ma che è più reale e forte di ciò che si vede. È la potenza e il fascino dello spirito. Questo “qualcosa” in loro era un desiderio diventato speranza: il desiderio di incontrare Gesù, di incontrare qualcosa di bello e di grande per poter “giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta” (A. Camus, Il mito di Sisifo, cap. 1). Qualcosa di grande per cui si possa anche morire, perché solo così è possibile vivere».
E poi il cardinale ha toccato ancora i temi della pace in Siria e nel Medio Oriente, dell’importanza del dialogo e dell’incontro, della custodia gli uni degli altri fuggendo il rischio dell’individualismo e della povertà delle relazioni. Il tema della famiglia, come risorsa che tiene insieme la società e il suo tessuto, che insegna a far crescere l’io all’interno di un noi più grande, che sperimenta l’attenzione al bene comune.
Bene comune e accoglienza. Soprattutto degli immigrati. La visita storica di papa Francesco a Lampedusa «meta di disperazione e di speranza per molti», è stata ricordata dl cardinale Bagnasco per ricordare che «essa ha riproposto la logica delle beatitudini e del giudizio davanti a Dio – “ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35) – e ripresenta alla coscienza europea un dramma che nessuno Stato membro può eludere: Lampedusa – e in genere l’Italia – è la porta dell’Europa, cioè la porta di casa. Ma, altresì, il Papa ha sollecitato le Nazioni più ricche a riconsiderare le ferite di molti popoli senza girare lo sguardo dall’altra parte, come accadde nella parabola del samaritano. Si tratta di giustizia e di solidarietà, ma anche di intelligenza: fino a quando tanti squilibri e sofferenze?».

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