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Giustizia
 

Bagnasco: "Contro la violenza moltiplicare le leggi non basta"

18/04/2016  Il presidente della Cei interviene alla conclusione degli Stati generali dell'esecuzione penale e spiega che bisogna dare risposte sul piano educativo e lavorare tutti per il bene comune. "Contro la violenza moltiplicare le leggi non basta"

"Come possiamo reagire alla realtà della violenza, del sopruso, del colpevole disinteresse, del raggiro? Certamente le leggi e le pene sono una risposta doverosa; ma la moltiplicazione delle leggi non può forse indicare una certa difficoltà?" A chiederselo è il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, intervenendo a Rebibbia alla due giorni conclusiva degli Stati generali dell'esecuzione della pena.

Il cardinale parla di educazione al bene comune e di coscienza. E si chiede "la società può reagire solo normando ogni comportamento. La domanda, com’è chiaro, ci porta su un altro livello, quello della coscienza: le leggi possono giustamente normare il vivere comune, ma non arrivano a normare la coscienza. Esse hanno certamente una ricaduta anche educativa, nel bene e nel male, ma la coscienza è un’altra cosa, e storicamente questo nucleo intimo di ciascuno è stato il punto di forza per ogni riforma, lo scatto per pensare il futuro. Non sempre è stata la coscienza collettiva una coscienza sana – l’albero si vede dai frutti – ma molto più spesso questo spazio segreto ha determinato cambiamenti epocali".

E se è vero che va assicurata la sicurezza, "com’è noto", continua il cardinale, "l’ordine e la sicurezza sociale – frutto di non poche componenti tra loro collegate - richiedono un ordinamento, strumenti e strutture coerenti, al fine di assicurare anche pene adeguate, che siano in grado di ristabilire l’ordine personale e sociale ferito, che abbiano una funzione deterrente, e nello stesso tempo tendano al riscatto umano del colpevole. La pena, pertanto, deve sempre avere una intenzionalità non solo preveniente e compensativa, ma anche medicinale affinché nessuno sia abbandonato ai bordi della strada e la comunità civile svolga il proprio ruolo verso tutti". 

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