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lunedì 26 luglio 2021
 
 

Bagnasco: la crisi è ancora forte

13/07/2010  Il presidente della Cei: "Rarefatto il consenso attorno al bene comune". Ok Napolitano. Il federalismo non è una ricetta magica. Politici cattolici più coerenti. Il rigore sugli abusi

Il cardinale Angelo Bagnasco.
Il cardinale Angelo Bagnasco.

Dalla crisi non siamo fuori: “Non scorgo concreti e sicuri segnali di inversione di tendenza”. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, in una lunga intervista all’Osservatore Romano, passa in rassegna le principali questioni e italiane ed ecclesiali: dal problema del crocefisso, allo scandalo degli abusi sessuali, dalla crisi economica a quella politica all’impegno dei cattolici. E rileva: “L’affezione per la cosa pubblica sta scemando e sempre più rarefatto è il consenso attorno al bene comune, privilegiando ciascuno beni di piccolo cabotaggio senza prospettiva alcuna”. Poi osserva che la crisi in atto deve “spingere l’Italia a ritrovare se stessa” e promuove l’azione del Presidente delle Repubblica che invita “continuamente a ritrovare la coesione e la convergenza, di  là delle legittime differenze”.

      Spiega che il “federalismo non è una ricetta magica” e rivendica alla Chiesa di averne per prima avuta “l’intuizione”, ma esso va “coniugato con solidarietà, per evitare che chi sta indietro resti ancora più arretrato”. Sono tre i valori in gioco, secondo il capo dell’episcopato: “Libertà politica, giustizia economica e coesione sociale”. Ciò che lo preoccupa di più è “la disoccupazione”, che provoca “sofferenza” e “insicurezza su come arrivare alla fine del mese”. Bagnasco avvisa che le “famiglie si sono adattate” alla crisi evitando gli sprechi, ma “c’è una fascia” di popolazione che “aveva ben poco da risparmiare e che obbiettivamente è in affanno”.

    Il cardinale ritorna poi sulla richiesta, fatta dal Papa a Cagliari, di nuovi politici cattolici e sottolineata più volte anche da lui, rilevando che è un tema “nevralgico” sul quale la Cei avvierà una “specifica riflessione”. Ma oggi per i cattolici in politica, denuncia, “più che un problema di rappresentanza politica esiste un problema di coerenza personale”.

      Sulla questione del crocefisso, dopo il ricorso presentato dall’Italia, i cui risultati saranno noti tuttavia solo tra qualche mese Bagnasco si aspetta “solo un pizzico di buon senso”, perché “prima dello Stato vi è la gente” e nessuno può rinunciare in Europa “alle proprie tradizioni culturali e religiose”.

    Anche lo scandalo degli abusi sessuali è tra le preoccupazioni del cardinale. Parla di “autoriforma” e di “cammino di purificazione” e ritiene lo scandalo, come ha già detto il Papa, una “minaccia più subdola” proprio viene dall’interno della Chiesa e va “smascherata attraverso un lineare riconoscimento dei fatti, seguendo un rigoroso percorso di penitenza che non ammette ritardi o attenuanti”, soprattutto “nelle sedi e modi dovuti” per garantire “alla giustizia i colpevoli di questi terribili delitti”. Tuttavia Bagnasco è convinto che “questi mesi difficili cederanno il passo a una rinnovata passione per l’annuncio di Dio con le parole e con le opere”.

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