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martedì 22 settembre 2020
 
 

Bagnasco: "In Iraq genocidio e crimine contro l'umanità"

11/11/2014  L'assemblea della Cei ascolta monsignor Bashar Warda, vescovo di Erbil e assicura di voler continuare a sostenere i fratelli perseguitati.

«La Chiesa italiana ci è stata molto vicina in questo momento di persecuzione. Siete la prima voce che grida per difendere i nostri diritti. Vi prego di continuare questo grido così i cristiani perseguitati non si sentono anche dimenticati». Le parole di monsignor Bashar Warda, vescovo di Erbil, vengono ascoltate dall'assemblea della Cei in grande silenzio. Poco prima, nell'aula di Assisi, aperta per l'occasione anche ai giornalisti, un video della Caritas aveva mostrato la situazione in Iraq così come l'avevano trovata don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana e monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei, nel loro ultimo viaggio.
«C'è il fondato timore che tra qualche anno non ci sia più neppure la traccia della presenza cristiana inq uesti luoghi», ha sottolineato il segretario della Cei, mentre il cardinale Angelo Bagnasco, dal canto suo, ha rassicurato sul fatto che «continueremo a starvi vicino. Questo è un genocidio e un crimine contro l'umanità. Il sangue e la persecuzione di tanti rafforza anche il coraggio della nostra testimonianza».
La Cei ha consegnato alla Chiesa irachena un milione di euro per la prima emergenza e 2 milioni e trecentomila euro destinati alla costruzione di un’Università cattolica «per poter progettare un futuro e uno sviluppo».
Un lungo applauso ha accolto la testimonianza di monsignor Warda che ha raccontato come «il 2 agosto del 2014 alle ore 19 i profughi hanno bussato alle nostre porte. In 24 ore 125 mila persone che hanno attraversato la sofferenza per poter sfuggire alla persecuzione e venire in città più sicure. Da quel momento noi vescovi cattolici e i vescovi ortodossi, aiutati anche da molti laici, abbiamo costituito una commissione per unire gli aiuti. Finora abbiamo raccolto per le emergenze circa tre milioni di dollari che ci hanno consentito di allestire 27 campi profughi. In ciascuno c'è la presenza di un sacerdote e di una suora che pregano con i profughi, che ascoltano e consolano i nostri fratelli. E la domanda che arriva continua è: "quando finisce questa tragedia e possiamo tornare alle nostre case, chiese e luoghi?"».

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