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lunedì 26 settembre 2022
 
 

Bagnasco: no a globalizzazione malata

30/11/2012  Il presidente della Cei, intervenendo al Forum per il progetto culturale ribadisce che l'uomo non può essere schiavo del mercato.

«La globalizzazione dev’essere regolamentata secondo giustizia, evitando che essa si configuri come l’espressione d’interessi particolari imposti universalmente». Il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo i lavori dell’XI Forum per il progetto culturale della Cei, in corso da oggi e fino a domani primo dicembre, ha ribadito che «si tratta di globalizzare l’umano: cioè di far emergere la creaturalità di tutti e di ciascuno, fatto che costituisce il fondamento di ciò che davvero può essere detto universale».

Il tema scelto per il Forum, Processi di mondializzazione, opportunità per i cattolici italiani, ha dato l’opportunità al presidente della Cei di ricordare che «non bisogna assolutizzare l'economia, dal momento che essa è solo un aspetto e una dimensione della complessa attività umana». Non solo, il cardinale ha sottolineato che quella economica è solo «un elemento della libertà umana». Quando la libertà economica prende il sopravvento, cioè «quando l’uomo è visto più come un produttore o un consumatore di beni che come un soggetto che produce e consuma per vivere, allora perde la sua necessaria relazione con la persona umana e finisce con l'alienarla ed opprimerla».

L'alienazione, ha insistito il cardinale, «avviene ogni qual volta la persona si trova presa, e anzi soffocata, tra i due poli dello Stato totalitario e del mercato». Ma la «convivenza tra gli uomini non è finalizzata né al mercato né allo Stato, poiché possiede in se stessa un singolare valore che Stato e mercato devono servire».

Il cardinale Bagnasco ha poi citato sia Giovanni Paolo II che Paolo VI sottolineando la continuità tra la Centesimus annus e la Populorum progressio. In particolare, Bagnasco ha ricordato che papa Montini «chiedeva di configurare un modello di economia di mercato capace d'includere, almeno tendenzialmente, tutti i popoli e non solamente quelli più attrezzati. Chiedeva che ci si impegnasse a promuovere un mondo più umano per tutti, un mondo nel quale tutti avessero qualcosa da dare e da ricevere, senza che il progresso degli uni costituisse un ostacolo allo sviluppo degli altri». 

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