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Balli e preghiera, la "movida" della Sindone

25/04/2015  Migliaia di giovani a Torino per la Notte bianca della fede culminata con il pellegrinaggio in Duomo per pregare davanti al Lenzuolo. «Nulla è più coinvolgente dell'amore», ha detto l'arcivescovo Cesare Nosiglia, «Gesù va continuamente cercato»

In preghiera nel cuore della notte, davanti alla Sindone. Circa 6.500 giovani hanno animato a Torino la “Notte bianca della fede”, una forma particolare e inedita di pellegrinaggio, quasi una movida dello spirito che inizia sulle orme dei Santi Sociali piemontesi per poi concludersi davanti al mistero dell'immagine impressa sul Sacro Lino. L'iniziativa è nata da una richiesta della diocesi di Milano e dalla collaborazione con Turin For Young, il progetto ideato dalla pastorale giovanile diocesana e salesiana di Torino per l'ostensione della Sindone 2015. Circa 3.300 adolescenti sono arrivati dal capoluogo lombardo, ma c'erano molti ragazzi piemontesi e veneti, friulani, marchigiani.

Alle due di notte i primi pellegrini hanno cominciato a sfilare davanti alla teca contenente il prezioso telo ed escono dal duomo di san Giovanni Battista. Intorno il silenzio irreale di una città addormentata. Il flusso continuerà ininterrotto per diverse ore, fino all'alba. Sulla porta del Duomo incontriamo don Luca Ramello, direttore dell'Ufficio di Pastorale Giovanile della Diocesi di Torino e promotore, insieme con il suo omologo milanese don Samuele Marelli, della notte bianca. È lui a spiegare il significato di una proposta così insolita. «Spesso associamo alla notte immagini e sentimenti negativi: la paura, l'incertezza, lo sconforto, il peccato. Però noi non vogliamo restare fermi nel buio: vogliamo camminare, alla ricerca delle lame di luce che possono squarciarlo. Questo è il percorso che anche la Sindone ci invita a compiere, dalle tenebre dell'angoscia e della sofferenza alla luce della risurrezione».

«Sono rimasto colpito – aggiunge don Ramello – dalla consapevolezza e dalla partecipazione con cui i ragazzi stanno vivendo il pellegrinaggio». C'è in effetti un tratto distintivo in questa pacifica e festosa invasione del centro storico: come tanti loro coetanei i giovani della Sindone chiacchierano, scherzano, si guardano intorno con gli occhi fisici e con quelli virtuali dei loro telefonini. Però sanno anche regalarsi istanti unici di raccoglimento e di silenzio. Spiccano nel serpentone in movimento le magliette verdi con la scritta “Animatore”, quasi una 'divisa' per chi si impegna in oratorio. Giulia e Laura, due amiche quindicenni, sono partite dalla parrocchia di Sant'Eustorgio ad Arcore, insieme a una cinquantina di adolescenti. Sono contente di una notte «diversa, intensa e coinvolgente, della quale non vogliamo sprecare nulla». Accompagna il gruppo don Marco Taglioretti, viceparroco, che ci dice: «Così i ragazzi si confrontano con una dimensione ecclesiale ampia, che va al di là dei confini dell'oratorio. Questo non può che far loro bene».

Stefano, 24 anni, è capo scout nella parrocchia di San Massimiliano Kolbe a Grugliasco (comune della cintura torinese). Aveva già visitato la Sindone nel 2010, ma è ritornato «per guardarla con occhi diversi e con una consapevolezza che forse cinque anni fa non avevo». Del pellegrinaggio gli resterà dentro soprattutto «il clima di preghiera che si è creato durante il percorso di avvicinamento al Duomo».

La lunga notte dei giovani è iniziata poco dopo il tramonto, con una festa a base di balli scatenati nello spiazzo antistante la parrocchia del Santo Volto, un edificio di recente costruzione, ispirato proprio alla Sindone. Da lì, a sera inoltrata si è snodata la processione, aperta dalla Croce dei Giovani e diretta verso un punto altamente simbolico: la Basilica di Maria Ausiliatrice, la chiesa che custodisce le spoglie mortali di san Giovanni Bosco (celebrato nel bicentenario dalla nascita) e che rappresenta il punto di riferimento per la famiglia salesiana sparsa nel mondo. Lungo il cammino i ragazzi hanno riflettuto sulla vita dell'uomo con le sue tante notti: la tentazione dell'eccesso e dello “sballo”, l'esclusione, la solitudine, i timori per il futuro. Raggiunto il centro storico, si sono divisi in gruppi per incontrare alcune esperienze di spiritualità e di accoglienza, legate ad altrettanti luoghi. Attraverso il racconto di una persona disabile hanno conosciuto la Piccola Casa della Divina Provvidenza (meglio nota coma il Cottolengo); al Sermig (ex arsenale militare trasformato in luogo di pace) si sono confrontati con la fraternità fondata da Ernesto Olivero; al santuario della Consolata hanno ripercorso la vita del beato Piergiorgio Frassati. Tutto questo è stato possibile anche grazie a una straordinaria partecipazione delle forze dell'ordine, dei volontari della Sindone e di numerose associazioni del territorio.

In cammino in mezzo ai ragazzi c'era anche monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino. Lui che fin dal suo insediamento ha cercato un rapporto diretto e informale con i giovani, invitandoli a chiamarlo per nome, ha voluto segnare l'ingresso nella notte con un appello forte: «Niente è più possessivo e coinvolgente dell'amore – ha detto - Così è anche nei confronti di Gesù. Lui va  continuamente cercato, e chiede di permeare la mente, il cuore, i pensieri e la vita di ogni giorno». Altrimenti la fede rischia di diventare un gesto esteriore, come «lo sfondo in un teatro, che è virtuale rispetto a quanto si sta svolgendo sulla scena della vita reale».

«Siamo riconoscenti al Signore – ha concluso - di poter vivere insieme questa notte e questi giorni, per gustare e contemplare il suo amore più grande (questo il motto dell'ostensione 2015, ndr) ed eleviamo a lui la nostra preghiera, chiedendogli di fidarci di questo Amore e di viverlo verso tutti con la stessa
intensità e fedeltà».

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