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domenica 26 giugno 2022
 
Allarme crisi
 

Quelle famiglie "normali" costrette a mettersi a dieta

21/12/2017  Una ricerca della Cattolica e dell'Istituto di antropologia fa emergere dati inquietanti: la povertà, che si riflette anzitutto nelle abitudini alimentari, si è insinuata anche nei quartieri ritenuti più ricchi delle città.

Quando parliamo di povertà e malnutrizione il nostro pensiero va ai Paesi poveri o alle periferie delle nostre città. L'immagine che si forma nella nostra mente è quella di chi chiede l'elemosina sulle strade o fuori dalle chiese o dei negozi... La crisi economica, dalla quale stiamo faticosamente uscendo, ha disegnato nuove povertà, più striscianti, meno evidenti, ma dagli effetti non meno deleteri, soprattutto sui più piccoli. 

In questo senso riuscire ad avere una fotografia il più esatta possibile di come questi anni difficili abbiano inciso sulle abitudini delle famiglie rintenute non a rischio, in particolare sulla loro capacità di acquisto, risulta di grande interesse e utilità. Questo era proprio l'obiettivo della ricerca condotta da Maria Luisa Di Pietro, medico, bioeticista e direttore del Center for Global Health Research and Studies della Cattolica di Roma, e promossa dall’istituto di antropologia per la cultura della persona e della famiglia di Milano. 

L'indagine è stata svolta in sei città italiane su nuclei con due figli tra i 5 e i 10 anni  e in cui i genitori, nel 2016, avevano un'occupazione, partendo da un questionario  statistico (mutuato dal Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti) che classifica il livello di malnutrizione secondo quattro parametri: alta sicurezza del livello di nutrizione, sicurezza marginale, sicurezza bassa e molto bassa. Chi rientra nei primi due parametri gode di una nutrizione sufficiente, che ricade negli altri due è vittima di nutrizione insufficiente.

I primi risultati riguardano Milano. E non lasciano per nulla tranquilli. Grazie alla collaborazione dei pediatri di base, lo studio ha coinvolto 180 famiglie. Di queste, il 10 per cento appartiene direttamente alla categoria che non può contare su un'alimentazione adeguata. Non solo: un altro 18 per cento rientra sì in quella con nutrizione adeguata, ma restando sulla soglia, al limite, con il rischio tutt'altro che remoto di scivolare nell'altra categoria.

Altro dato sorprendente: molti di questi nuclei vivono in quartieri centrali o comunque non periferiche. Come dire, la povertà si sta insinuando anche nelle zone più ricche della città. 

Come si è arrivati a questo punto? Tante famiglie "normali", colpite da una diminuzione del reddito, hanno dovuto ridimensionare il loro stile di vita, rinunciando a prodotti di qualità, ripiegando su una dieta più povera. Gli effetti di questa situazione sullo sviluppo, non solo fisico, dei bambini, sono noti e pesantissimi. E quanto più precocemente un bambino è sottoposto a una nutrizione inadeguata, tanto peggiori sarnno gli effetti sul suo sviluppo, con ripercussioni sul piano scolastico e sociale.

Prendere coscienza di questa realtà è il primo passo per porvi rimedio. Tanto più che, all'estremo opposto, lìItalia vive un altro problema: quello dello spreco alimentare.

 
 
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