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domenica 23 gennaio 2022
 
 

La fame nel mondo uno scandalo, anzi un peccato

03/10/2015  Il Papa incontra in udienza i partecipanti al Banco alimentare. E raccomanda di guardare sempre in faccia le persone che si aiutano con il cibo. La fame nel mondo è uno scandalo contro cui bisogna fare cose concrete.

Uno scandalo, un’ingiustizia, di più: un peccato. Così papa Francesco definisce la fame nel mondo incontrando, nell’aula Paolo VI, 7.000 persone impegnate nel Banco alimentare. «La fame oggi», dice papa Francesco, «ha assunto le dimensioni di un vero “scandalo” che minaccia la vita e la dignità di tante persone – uomini, donne, bambini e anziani −. Ogni giorno dobbiamo confrontarci con questa ingiustizia, mi permetto di più, con questo peccato: in un mondo ricco di risorse alimentari, grazie anche agli enormi progressi tecnologici, troppi sono coloro che non hanno il necessario per sopravvivere; e questo non solo nei Paesi poveri, ma sempre più anche nelle società ricche e sviluppate».

Il Papa incoraggia i presenti a continuare nella loro opera ricordando «Danilo Fossati, imprenditore del settore alimentare e fondatore del Banco alimentare» e Don Giussani al quale Fossati aveva confidato il «suo disagio di fronte alla distruzione di prodotti ancora commestibili vedendo quanti in Italia soffrivano la fame. Don Giussani ne rimase colpito e disse: “Poche volte mi era capitato di incontrare un potente che scegliesse di dare senza chiedere nulla in cambio e mai avevo conosciuto un uomo che desse senza voler apparire… Il Banco è stata la sua opera. Mai pubblicamente, sempre in punta di piedi, l’ha seguita dal suo nascere”».

Alla Fondazione, che festeggia i 25 anni, il Papa dice che «certo, il vostro contributo può sembrare una goccia nel mare del bisogno, ma in realtà è prezioso! Insieme a voi, altri si danno da fare, e questo ingrossa il fiume che alimenta la speranza di milioni di persone».

Il Papa raccomanda di non dimenticare, incontrando le persone ci si dà il cibo, «che sono persone e non numeri, ciascuno con il suo fardello di dolore che a volte sembra impossibile da portare. Tenendo sempre presente questo, saprete guardarli in faccia, stringere loro la mano, scorgere in essi la carne di Cristo e aiutarli anche a riconquistare la loro dignità e a rimettersi in piedi».

 
 
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