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domenica 05 dicembre 2021
 
Pagamenti elettronici
 

Bancomat per le micro-spese: chi ci guadagna e chi ci perde

02/12/2015  Proposta Pd: pagare con bancomat anche le spese inferiori ai 30 euro. Il fine: ridurre l’evasione fiscale. Ma gli esercenti (e alcune forze politiche) insorgono. Ecco chi spinge e chi si oppone al provvedimento. E perché.

La proposta. Un emendamento del Pd alla legge di Stabilità propone di abolire la soglia dei 30 euro sotto la quale i commercianti possono rifiutare i pagamenti elettronici. Il senso è quello di incentivare l’uso del Bancomat anche per i piccoli pagamenti, come avviene all’estero. La tracciabilità dei pagamenti elettronici è una misura di contrasto alla piccola evasione da “mancato scontrino”.

L’obiezione. Da diverse parti politiche e soprattutto dalle associazioni di categoria si obietta che la proposta si traduce in un guadagno per le banche, costituito dalle commissioni che gli esercenti dovrebbero pagare anche su piccoli importi. La proposta del Pd, a dire il vero, propone un taglio a queste commissioni e in parallelo multe per gli esercenti che non si dotano o non consentono di usare i pos.

I punti Bancomat. Il 1° luglio dell’anno scorso il governo ha imposto l’obbligo ad esercenti, studi professionali e artigiani di dotarsi di bancomat per accettare pagamenti sopra i 30 euro. Ma gli esiti, numeri alla mano, non sono stati incoraggianti: alla fine del 2014 il numero di bancomat è sceso a 46.029 dai 53.493 dell’anno precedente 2013. Il motivo: il provvedimento del Governo non prevedeva sanzioni per gli inadempienti. Si fissava la norma, non la punizione per chi non la osservava.

I costi per gli esercenti. Variano tra i 75 euro e gli 82 euro i costi di attivazione di un bancomat per un esercente. A questi vanno aggiunti i canoni mensili, che oscillano tra i 24 euro (linea fissa) e i 10 euro (linea mobile) al mese. Non è tutto: su ogni transazione va aggiunta la commissione. Se il cliente paga con carta di credito, la commissione per il commerciante è del 2% sull’importo, di poco superiore a quella che vige sul pagamento con la carta bancomat.

Un po’ di storia. La tracciabilità dei piccoli pagamenti è questione che si lega a quella del limite massimo di contanti utilizzabile in un pagamento. Tanto maggiore è il tetto, tanto più elevata è infatti l’assenza di tracciabilità e dunque la possibilità di evasione fiscale. Ecco perché sul “tetto dei contanti” si è giocata negli anni una piccola guerra di trincea, fatta di avanzamenti e ritirate a seconda dei cicli politici e dei bacini elettorali di riferimento. Il primo a muovere il tetto è stato Romano Prodi: nel 2007 ha abbassato da 12.500 a 5.000 la soglia massima. Il Governo Monti ha portato la soglia a 1.000 euro. Il Governo Renzi, su proposta dei centristi di Alfano, progetta di elevare il tetto a 3.000 euro con la legge di stabilità in discussione.

La battaglia politica. Sembra dunque esserci una contraddizione. E’ lo stesso Governo Renzi che da un lato propone un innalzamento del tetto ai contanti (maggiore possibilità di evasione) e dall’altro progetta un uso più ampio del bancomat per i piccoli pagamenti (maggiore tracciabilità, minore potenziale evasione). Ma il dissidio si spiega, perché è tutto interno al Partito Democratico. E’ infatti la cosiddetta “minoranza” del Pd che si è fatta promotrice della “proposta bancomat per i piccoli pagamenti” dopo avere dato battaglia (inutilmente) contro l’innalzamento del tetto ai contanti. Si tratta di vedere quale proposta passerà alla fine nella Legge di Stabilità, se entrambe o una sola (e quale) delle due. Intanto, valgono i sondaggi (con tutte le avvertenze del caso): quello effettuato giorni fa dall’Istituto Piepoli dice che il 20% degli italiani è molto favorevole all’innalzamento del tetto dei pagamenti in contanti da 1.000 a 3.000 euro; il 26% è abbastanza d’accordo; la maggioranza (il 54%) è contrario. Solo un sondaggio, ovviamente.

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