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Gioia Tauro
 
Credere

Bartolo Mercuri, il convertito che gli immigrati chiamano “papà Africa”

04/04/2019  Con l’associazione Il cenacolo aiuta chi vive nelle baraccopoli della Piana di Gioia Tauro. E pensare che lui, ex detenuto, con Dio non voleva avere niente a che fare. Poi, in carcere, la svolta

Gli immigrati della Piana di Gioia Tauro lo chiamano “papà Africa”. Lui ogni giorno li va a trovare, nelle baraccopoli e nelle tendopoli, e soprattutto quelli che vivono nelle campagne, “gli invisibili”. Porta viveri, vestiti, coperte e tanta attenzione. La stessa che dedica alle famiglie povere italiane, più di cinquecento, moltissime giovani, che tutte le settimane fanno un’ordinata e dolente fila per chiedere aiuto. Bartolo Mercuri, 63 anni, li aiuta da più di venti anni con l’associazione Il Cenacolo che ha fondato a Maropati, paesino alle falde dell’Aspromonte, assieme a tanti volontari, in particolare del Rinnovamento nello Spirito.

Eppure tutto è cominciato in carcere dove era finito nel 1989, a 33 anni. Così lo racconta: «Era il 25 settembre e di ritorno da Milano, per la Fiera del mobile, incontro in treno un ragazzo di Melicucco. Viaggiamo insieme e all’arrivo a Rosarno prendiamo insieme un taxi. Durante il percorso ci ferma la Finanza e nel corso del controllo trovano un fucile nel borsone del ragazzo. Ci arrestano tutti». Arriva la condanna a 4 anni e 4 mesi, attenuata dopo due anni dalla semibertà, che gli permette di andare di giorno a lavorare nel suo negozio di mobili. Bartolo è sposato e allora aveva una bambina, Rosella, di tre anni e un bimbo, Gaudioso, di un anno e mezzo, che ora è parroco e direttore dell’ufficio diocesano vocazioni. Ma chi era Bartolo? Uno ‘ndranghetista? No, anche se ha qualche parentela “scomoda”, che lui ha sempre tenuto lontano. «Ero incensurato, non avevo mai fatto del male a nessuno ma», ammette, «bestemmiavo, la sera tornavo tardi a casa, non facevo andare a Messa mia moglie. Ero contro Dio. Non avevo mai sentito parlare di Gesù. Mi vergogno di quello che ero allora».

L’INCONTRO CON DIO

In carcere Bartolo non sta con le mani in mano. Lavora nella cucina per i detenuti, fa da mangiare per tutti e lava i piatti. Così può guadagnare qualcosa che manda a casa.  «Questa è stata la prima grazia che ho ricevuto da Dio». Ma Dio ancora non l’aveva incontrato. «La conversione», mi racconta, «è nata in cella. Quando ero nel mio lettino pensavo a mia moglie e ai miei due bambini piccoli. Mi trovavo in quell’inferno senza sapere niente. E mi sono arrabbiato con Dio. In cella eravamo in otto, tutti erano usciti per l’ora d’aria, ma io avevo preferito restare da solo, mi sentivo troppo triste. In quel momento dalla finestrella entra una gran luce, era la luce di Dio. Ho tremato e mi sono messo a piangere. E ho detto “Dio mio, tu non mi hai mai abbandonato”. Da quel momento la mia vita è cambiata».

LA BIBBIA CHE MI HA CAMBIATO

  

La prima scelta la fa due giorni dopo: «Vengono mia mamma, mio fratello e mia moglie con i due bambini per il colloquio. E gli ho detto di portarmi al prossimo colloquio la Bibbia. Si sono guardati stupiti, “ma che è uscito pazzo?”. Da allora sono uscito all’aria poche volte perché quando leggevo la Bibbia gli altri detenuti mi  prendevano in giro. Ma io più leggevo la Bibbia e più mi innamoravo di Dio e più conoscevo Gesù». Quando esce dal carcere, incontra il Rinnovamento nello Spirito grazie a un maresciallo dei carabinieri che lo frequentava. «Sono andato e mi sono trovato subito bene». E quel carabiniere ancora oggi è al suo fianco come vicepresidente del Cenacolo.

Ma per Bartolo il cammino di conversione e, soprattutto, di impegno non è finito. «Un giorno dall’appartamento sopra il mio negozio di mobili è scesa tanta acqua che li ha fatti marcire. Allora ho pianto e pregato. E ho promesso alla Madonna: «Se mi aiuti a rialzarmi, ti prometto che qualunque povero che incontrerò nella mia strada, mi prendero cura di lui». Allora ho visto come un braccio che veniva verso di me, l’ho afferrato e mi sono rialzato. E mi è arrivata una grande forza. Mi sono messo ad aggiustare i mobili e ne sono uscito».

Con il passare del tempo, però, Bartolo pensa solo al lavoro e dimentica la promessa. Fino a quando dopo cinque anni arriva la riabilitazione. Ora è nuovamente “pulito”. «Quella mattina», ricorda, «salgo in macchina per tornare a casa, ma si blocca davanti al cancello di una grande struttura  comunale abbandonata e lasciata nell’incuria più totale. Allora mi torna in mente la promessa che avevo fatto a Maria. Vado in Comune e chiedo se può diventare una casa di accoglienza per poveri. Era il 2000. È diventata la nostra sede».

Ormai Bartolo non si ferma più. Compra due pullman, con i quali due volte a settimana gira per la Piana di Gioia Tauro caricando tutti gli immigrati che incontra, portandoli alla sede dove vengono riforniti di pasti caldi, vestiti, medicine. Ne carica anche 120 per pullman. «La polizia chiude un occhio». Non la ‘ndrangheta. Così in pochi giorni gli bruciano i due mezzi. Bartolo è disperato, vuole abbandonare. Ma il vescovo di Oppido-Palmi, Luciano Bux, lo sostiene: «La tua associazione è un’opera di Dio, non può essere abbandonata». E Bartolo non molla.

L’ho incontrato la prima volta nel dicembre 2009, quando mi ha accompagnato nella disperazione degli immigrati di Rosarno. Un viaggio nell’inferno, lo definii nell’articolo, tra fabbriche abbandonate, baracche, e gli “invisibili” dei campi. «Il Signore mi ha chiamato per aiutare questi fratelli, io faccio solo la sua volontà. Lui mi sta usando». Di quell’indimenticabile alba ricorda le richieste degli immigrati, «lavoro, lavoro», ma anche «vestiti per i bambini rimasti a casa». E soprattutto «Holy Bible», proprio quella Sacra Bibbia che aveva cambiato Bartolo e che ora lui continua a portare ai suoi fratelli. Soprattutto con gesti concreti.

Foto di Antonia Messineo

RINNOVAMENTO NELLO SPIRITO. IL RADUNO NAZIONALE

Dal 5 al 7 aprile si svolge a Rimini la 42ª Convocazione dei Gruppi e delle Comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo. Una tre giorni per fare «una personale e forte esperienza di fede in Gesù vivo», un’occasione per «assaporare il gusto della fraternità e toccare con mano la potenza dello Spirito Santo che converte, consola, libera e guarisce i cuori, le menti e i corpi», come dice il presidente Salvatore Martinez. Al centro, il Sacramento della riconciliazione e l’incontro «Cultura della Pentecoste», a partire dallo spunto evangelico «Oggi per la tua casa è venuta la salvezza» (Luca 19,9). In programma, fra gli altri, l’intervento del cardinal Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, in occasione dell’approvazione delle modifiche allo Statuto dell’associazione, e di monsignor Santo Marcianò, ordinario militare per l’Italia.

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