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lunedì 13 luglio 2020
 
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Bassetti: l'integrazione passa anche dallo ius soli

25/09/2017  Nella prolusione d’apertura del Consiglio permanente della Cei il presidente sottolinea l’importanza del riconoscimento "di una nuova cittadinanza che favorisca la promozione della persona umana e la partecipazione alla vita pubblica". Appello per un fisco a misura di famiglia.

La prima citazione è per gli italiani che vivono nelle zone terremotate."Cari confratelli, è mia intenzione aprire il Consiglio permanente rivolgendo un pensiero a quelle persone che ora sono nella sofferenza e nel lutto". Una vicinanza che va "a tutte le popolazioni italiane ferite dal terremoto, da Ischia all'Italia centrale; ai cittadini di Livorno, colpiti da una tragica alluvione; e al Messico, dove un terribile terremoto ha tolto la vita a centinaia di persone". E' stata la prima prolusione al Consiglio permanente della Cei del cardinale Gualtiero Bassetti, neo presidente dei vescovi italiani. Una relazione densa, che ha toccato alcuni dei nodi più cruciali e complessi della società e della politica italiana.

Tra questi c'è certamente il processo di integrazione dei migranti. Integrazione che in Italia passa anche dal riconoscimento della cittadinanza dei minori figli dei residenti extracomunitari. Italiani a tutti gli effetti, che vanno a scuola con gli altri minori italiani, giocano, studiano, hanno lo stesso stile di vita, parlano la stessa lingua, frequentano gli stessi luoghi dei loro coetanei. Nella relazione introduttiva del parlamentino dei vescovi italiani (riunito fino a mercoledì a Roma) Bassetti non parla di ius soli (anche perché lo si dovrebbe definire ius culturae, dato che l'ultimo testo prevede una serie di precondizioni, tra cui la frequentazione di un ciclo scolastico), ma è evidente il suo riferimento al disegno di legge congelato dal Governo a un passo dalla sua approvazione, dopo un lungo iter durato anni.

Il rappresentante dei vescovi italiani riprende le parole di Francesco di qualche giorno fa e sottolinea la necessità di accogliere e integrare i migranti: "Penso che la costruzione di questo processo di integrazione possa passare anche attraverso il riconoscimento di una nuova cittadinanza, che favorisca la promozione della persona umana e la partecipazione alla vita pubblica di quegli uomini e donne che sono nati in Italia, che parlano la nostra lingua e assumono la nostra memoria storica, con i valori che porta con sé". Bassetti ha rivolto anche un pensiero alle donne vittime di violenze. "Vorrei testimoniare la più sincera vicinanza a tutte quelle donne che in Italia, pressoché quotidianamente, sono vittime di una violenza cieca e brutale".

Il presidente della Cei ha proseguito spiegando che il processo di integrazione "richiede, innanzitutto, di fronteggiare, da un punto di vista pastorale e culturale, la diffusione di una `cultura della paura´ e il riemergere drammatico della xenofobia. Come pastori non possiamo non essere vicini alle paure delle famiglie e del popolo. Tuttavia enfatizzare e alimentare queste paure, non solo non e’ in alcun modo un comportamento cristiano, ma potrebbe essere la causa di una fratricida guerra tra i poveri nelle nostre periferie. Un’eventualità che va scongiurata in ogni modo".

In conclusione ha toccato il tema della tutela della famiglia. "Chiediamo con forza alle istituzioni", ha detto il cardinale, "a partire dalla prossima Conferenza Nazionale per la famiglia, di elaborare politiche innovative e concrete, che riconoscano, soprattutto, il 'fattore famiglia' nel sistema fiscale italiano. Una misura giusta e urgente, non più rinviabile, per tutte le famiglie, in particolare quelle numerose". Il fattore famiglia, ovvero un fisco che tenga conto dei componenti familiari nella ripartizione delle tasse (più figli si hanno meno tasse si pagano), è una delle chimere della politica italiana, tante volte esibito dalla classe politica nei suoi programmi, ma mai trasformato in legge dello Stato. 

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