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Basta poco per salvare un bambino

31/10/2014  Le storie di Teresa in Malawi e di Kamala in Nepal dimostrano l'importanza di misure preventive e a basso costo per far vivere i bambini a rischio nei Paesi poveri. Secondo l'impostazione collaudata di Save the Children.

Il piccolo Paulo in braccio alla madre Teresa (Foto di Paolo Patruno/STC).
Il piccolo Paulo in braccio alla madre Teresa (Foto di Paolo Patruno/STC).

    Un terzo delle morti di bambini sotto i 5 anni nel mondo è dovuta a polmonite, diarrea e malaria, mentre la malnutrizione resta la prima concausa. Un peso determinante hanno anche le complicazioni durante il travaglio e il parto e le nascite premature. "E' inaccettabile che un bambino debba rischiare la vita solo per essere nato nel posto sbagliato", sottolinea Valerio Neri, direttore generale di Save the Children. "La mortalità infantile può essere prevenuta intervenendo precocemente sui fattori che la determinano e adottando soluzioni spesso semplici e a basso costo, quali la formazione di operatori sanitari di comunità in grado di raggiungere e assistere le madri e i bambini nelle zone più remote, la somministrazione di antibiotici e vaccini, la promozione dell'allattamento esclusivo al seno, fornendo zanzariere e sali idratanti, insegnando alle mamme a preparare piatti e alimenti semplici ma nutrienti".

    Una storia paradigmatica è per esempio quella di Kamala, una ragazza nepalese di 18 anni che è sposata e che ha perso il primo figlio un anno fa, a 4 giorni di vita, a causa di una violenta polmonite. Ora Kamala aspetta un altro bambino e questa volta ha deciso di prepararsi in modo adeguato al parto frequentando il presidio sanitario tenuto da Pooshpa, una levatrice di Save the Children. Così Kamala ha già fatto quattro visite prenatali e i vaccini anti-tetano, segue una dieta molto sana e molto diversa da prima, assume regolarmente ferro e cura adeguatamente l'igiene della casa e del vestiario. Dice: "Sono felice e non ho paura. Sento la differenza dalla prima gravidanza sulla mia stessa pelle e so che andrà tutto bene".

    In Malawi, invece, Teresa e Andrea Rucias hanno quattro figli di 11, 4, 3 anni e di 5 mesi. La venticinquenne Teresa ha partorito i primi tre figli al centro sanitario di Mikolongwe,  sostenuto da Save the Children, mentre il più piccolo, Paulo, è nato in casa perché la famiglia non aveva i soldi per pagare il trasporto al centro sanitario, che dista 10 chilometri dal villaggio dei Rucias. Paulo sta bene ed è regolarmente visitato da Expat Kennedy, un operatore sanitario formato da Save the Children. Expat  ogni giorno raggiunge in bicicletta diversi villaggi del distretto, dove visita mamme e bambini nelle capanne. Tiene sotto controllo lo stato di salute delle donne incinte e le invita a recarsi nei centri sanitari più vicini per controlli regolari e per far fare le vaccinazioni ai figli. Così anche Paulo Rucias ha già ricevuto tutte le vaccinazioni prescritte e visite post-natali regolari al centro di Mikolongwe, che è attrezzato per la salute materno-infantile e segue 6.800 donne in età riproduttiva e oltre 3.000 bambini sotto i 5 anni.

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