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martedì 16 agosto 2022
 
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Beato Angelico, il frate che annunciò il Vangelo con il pennello

18/02/2022  Il domenicano Giovanni di Fiesole, nome d’arte Beato Angelico, esercitò l'arte predicatoria dipingendo moltissimi capolavori tra i quali la celeberrima Annunciazione. Nato alla fine del Trecento a Vicchio di Mugello, entrò con il fratello Benedetto nel convento di Fiesole. Operò a Firenze, in tutta la Toscana, a San Pietro e in Vaticano, su invito di papa Eugenio IV. Morì a Roma nel 1455 nel convento di Santa Maria sopra Minerva, dove tuttora sono conservate le sue spoglie. Giovanni Paolo II l'ha proclamato nel 1984 patrono universale degli artisti

Guido di Pietro Trosini, detto Beato Angelico, nacque a Vicchio di Mugello, l’area collinare a nord-est di Firenze verso i passi appenninici che danno in Emilia, tra 1395 e 1400. Entrato giovane nell’Ordine dei Predicatori col nome di Giovanni da Fiesole nel 1418, e pronunziati sette anni dopo, nel 1425, i voti solenni, fu assegnato al convento di San Domenico sulle pendici tra Fiesole e Firenze. Per quanto avesse avviato la sua attività già prima di far ingresso nella vita religiosa, e fin dal 1417 fosse ricordato quale “dipintore”, cominciò la sua vera e propria attività in modo umile, come miniatore di codici liturgici (tra le sue realizzazioni in tale ambito è la Madonna dei Domenicani del Messale numero 558 del fiorentino museo di San Marco): e lo stile del miniaturista, caratterizzato dalla finezza del tratto, dalla limpida chiarezza della luce e dalla vivezza ariosa dei colori, restò sempre una caratteristica della sua opera, giungendo perfino a ingannare alcuni critici che, sopravvalutando i particolari, in lui videro un esponente dell’eleganza gotico-internazionale (il gotico detto “fiorito” o “fiammeggiante”) trascurando invece la sostanza del suo messaggio, profondamente legato alle novità prospettiche e volumetriche introdotte da Masaccio. L’influenza su di lui esercitata dal grande maestro innovatore si riscontra nel San Gerolamo conservato a Princeton, che risale al 1424.

Uno stile perfetto

Tra i suoi primi grandi lavori, costituiti da pale d’altare e da vari pannelli, importanti sono la Madonna delle Stelle (1428?-1433, Firenze, San Marco) e il Cristo in gloria circondato dai santi e dagli angeli (Londra, National Gallery), che presenta più di 250 figure distinte; altre opere di quel periodo sono l’Incoronazione della Vergine (parte in San Marco parte a Parigi, Louvre), la Deposizione e il Giudizio (San Marco). La sua tecnica andò maturando nel lustro 1428-1433, periodo all’interno del quale vanno collocate le opere attestanti la sua raggiunta pienezza, quali l’Annunciazione, dipinta per il convento fiesolano e ora gioiello del museo del Prado a Madrid, celebre anche per la predella con cinque storie della Vergine, e il Giudizio universale di San Marco, realizzato fra il 1430 e il 1433, sul piano formale ancora legato stilisticamente a Lorenzo Monaco, ma nel quale la scansione dei piani dimostra un primo interesse per un’impostazione prospettica dello spazio.

Il suo stile giunto alla perfezione si ammira tuttavia soprattutto nella Madonna dei Linaioli (1433, San Marco), caratterizzata da un famoso bordo con dodici splendidi angeli musicanti e nell’Incoronazione della Vergine del Louvre, del 1435 e destinata anch’essa in origine al convento fiesolano.

Chiamato in Vaticano nel 1445

  

Nel 1436 i domenicani di Fiesole s’insediarono nel centro di Firenze, nel convento di San Marco, che era stato da poco restaurato da Michelozzo, e patrono del quale era Cosimo di Giovanni de’ Medici, ormai da due anni “criptosignore” della città, devoto dell’Ordine e, essendo d’origini mugellane, conterraneo di fra Giovanni. Fu appunto Cosimo ad affidare a Giovanni, nel 1440, il compito di abbellire il convento con una serie di affreschi: il frate artista si dette con entusiasmo, a quel punto, a un’intensa attività di pittore “a fresco” ch’era tuttavia nuova per lui, decorando la nuova bella sede – anche con l’aiuto di alcuni assistenti, per quanto non si può dire che avesse una vera e propria scuola – con molti dipinti per il chiostro, la casa del capitolo e alcune fra le celle dei corridoi superiori. Fra questi, la Crocifissione, il Cristo pellegrino, la Trasfigurazione e la mirabile Annunciazione affrescata all’entrata del dormitorio.

Fino al 1445, allorché dovette partire per Roma, l’attività del pittore fu assorbita in gran parte dal lavoro nel suo convento. La sua pala d’altare per il San Marco (1439?) è una delle prime rappresentazioni riconosciute come “Conversazione Sacra”. Nel 1445 l’Angelico fu convocato a Roma da papa Eugenio IV per dipingere gli affreschi per la cappella del Sacramento in Vaticano. Nel 1447, con l’allievo Benozzo Gozzoli, dipinse gli affreschi per la cappella di San Brizio nella cattedrale di Orvieto. Le sue ultime opere importanti, gli affreschi per la cappella del papa Niccolò V in Vaticano, sono scene dalle vite dei santi Stefano e Lorenzo (1447- 1449), probabilmente dipinte da assistenti e allievi sulla base dei suoi disegni. Ormai artista celebre, era pur sempre un figlio di san Domenico: i suoi doveri lo richiamarono in Toscana, e tra 1449-50 e 1452, fra Giovanni esercitò con scrupolo la funzione di priore del suo convento in Fiesole. Passò all’altra vita il 18 marzo 1455, nel convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva, a Roma, dov’è sepolto. A lui molto dovettero sia suoi allievi diretti (in pratica, il solo Benozzo Gozzoli), sia artisti che pure non gli furono direttamente legati come Filippo Lippi, Piero della Francesca e Melozzo da Forlì. Fra Giovanni “Angelico” fu beatificato nel 1984.

La tomba dell'Angelico in Santa Maria sopra Minerva a Roma
La tomba dell'Angelico in Santa Maria sopra Minerva a Roma

Ecco perché fu soprannominato "l'Angelico"

Era stato Giorgio Vasari, il biografo degli artisti rinascimentali, a definirlo “l’Angelico” (un epiteto tuttavia già usato per lui da Domenico Landino) per motivi, peraltro concomitanti: la sua abilità nel dipingere commoventi figure di angeli, la serena bellezza delle sue pale e dei suoi affreschi, la dolcezza della sua indole (che non era comune a tutti i suoi confratelli: il suo convento fiorentino fu lo stesso nel quale divenne priore nel 1491 Girolamo Savonarola, di carattere ben diverso dal suo).

Giovanni Angelico ha unito l’influenza dello stile gotico elegante e decorativo di Gentile da Fabriano, di Lorenzo Monaco e di Gherardo Starnina con lo stile realistico dei maestri del Rinascimento come Masaccio e come gli scultori Donatello e Ghiberti. Il suo messaggio artistico ha fortemente influenzato il più grande pittore fiorentino dello scorcio tra Quattrocento e Cinquecento, Sandro Botticelli.

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