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Benigni, così si comunica la gioia della fede

16/12/2014  Il frizzante comico toscano ha fatto il botto. Non solo di ascolti. La vera esplosione è avvenuta nei cuori delle persone. Ha riacceso l'entusiasmo e la passione per l'annuncio della "buona notizia". Splendidi ed efficaci gli agganci con la realtà di oggi. Un esempio da imitare, per tutti. Preti compresi.

Roberto Benigni (Ansa).
Roberto Benigni (Ansa).

Milano, ore 09:00. Da sacerdote paolino, sto iniziando la mia giornata da pastore della comunicazione nella redazione di Famiglia Cristiana. Accendo il mio computer, seleziono i programmi di videoscrittura e accedo alla mia pagina Facebook. Controllo gli umori della Rete e mi accorgo che gli utenti sono in totale visibilio. La maggior parte di loro ha visto lo spettacolo televisivo di Roberto Benigni sui Dieci Comandamenti, andato in onda ieri sera su Rai 1, e ne è rimasta entusiasta: “Ha lasciato un segno! Grandioso. I preti prendano esempio da lui! Così si comunica la gioia della fede!”, commenta Luigi, il cui post riceve oltre 400 “mi piace” e un centinaio di conferme da parte dei suoi contatti. “Benigni, è strabiliante e commovente! Un vero credente. Voglio essere come lui”, scrive Magda, al cui entusiasmo si associano quasi 600 adesioni.

Il frizzante comico toscano ha fatto il botto. Si, non c’è dubbio. Ma l’esplosione più grande è avvenuta nei cuori di chi lo ha ascoltato. Un linguaggio semplice e scoppiettante quello usato da Benigni, ma mai banale o scontato. Una passione travolgente e genuina quella che ha trasmesso, capace di “risvegliare” le anime portandole alla radice della nostra storia. Una fede incarnata nell’oggi. Un sapiente dosaggio tra il significato profondo della relazione Dio/uomo e la stringente attualità. E che saggio di cultura! Attraverso la storia di Mosè, ha messo in contatto il messaggio eterno del nostro Padre con il cuore rassegnato dei credenti. E non solo. Pare aver riacceso scintille ormai coperte di cenere nei cuori di chi da tempo ha scelto la via della “latitanza” dalla chiesa e da Dio. La scossa, in sostanza, c’è stata. “Ma lo facciamo da sempre anche noi. Adesso non esageriamo!”, ha provato a ricordare un mio amico prete sulla bacheca di Luigi. Un’amica comune, Angela, ha risposto: “La differenza è stata lo stile. Ha detto tutto ciò che sappiamo in modo nuovo, bello, vitale, agganciato alla realtà. Dove le nostre sofferenze e le delusioni che proviamo di fronte al mondo politico e sociale hanno trovato una risposta diversa”.

“I preti prendano esempio da lui”. Forse Luigi ha ragione. Roberto Benigni ci ha dimostrato come si può evangelizzare ai nostri giorni. Ha saputo valorizzare un mezzo comunicativo e di intrattenimento come la Tv per portare la “presenza di Dio” nella vita di ogni uomo e di ogni donna. Ha preso a “schiaffi”, ma con grande affetto, tutti i preti come me. Ha voluto suggerirci una via alternativa. È come se ci avesse fatto capire che non dobbiamo mai abbandonare la passione per l’annuncio della “buona novella”, e, tanto meno, sederci su ciò che crediamo aver conquistato. L’esempio di Benigni non può non interrogare il nostro modo di essere cristiani. E, allo stesso tempo, rivitalizzarlo, soprattutto di fronte all’arrivo del Natale. Sarebbe splendido se riuscissimo a dare ancora più vigore a quanto ricordato ieri sera: “Io sono il Signore Dio tuo... quel "tuo" rende il comandamento una professione d'amore di Dio per ogni persona... Io sono tuo e tu sei mio/mia”. Una storia d’amore che non avrà mai fine.

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