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lunedì 13 luglio 2020
 
La radio che ci piace
 

Benvenuti nel club radiofonico di Luca Barbarossa

29/01/2020  Da 11 anni il cantante conduce Radio 2 social club che da settembre dello scorso anno è sbarcato anche in tv. Barbarossa ci racconta il tipo di pubblico, gli artisti scoperti, l'amore per la famiglia e per la sua bellissima Roma

 

nella foto Ansa Luca Barbarossa (a destra) con il comico Andrea Perroni e Luca Carboni (al centro)

Sono undici anni che ogni giorno Luca Barbarossa, 58 anni,  intrattiene in diretta gli ascoltatori dalle 10.30 alle 12 con Radio2 Social Club, un programma musicale brioso e vivace con tanti ospiti e gli intermezzi comici di Andrea Perroni. Il cantante si è rivelato un ottimo conduttore e il programma a settembre dell’anno scorso è approdato anche in televisione, su Rai 2, dalle 8.30 alle 10.
Una scommessa vinta la sua.
«Inizialmente andavamo in onda solo nel weekend, poi, grazie alla direttrice di Radio 2 Paola Marchesini, che ha creduto molto nel programma, siamo diventati quotidiani».
Un bell’impegno. E come fa con la sua attività di cantante quando va in tour?
«Faccio i salti mortali. Quando sono nelle città con la sede Rai vado in onda da lì, altrimenti mi hanno dotato di una speciale apparecchiatura per fare dei collegamenti dalla mia camera d’albergo. Ma faccio anche delle gran sfacchinate per presentarmi al mattino in via Asiago, dopo aver cantato la sera prima. Comunque, è sempre meglio che lavorare, come dice la nostra sigla. Io sono nel mio mondo, faccio musica da quarant’anni, conosco un po’ tutti e i miei colleghi vengono sempre volentieri».
È necessario prepararsi bene prima di andare in onda?
«Siamo molto istintivi e spesso improvvisiamo, ma mi leggo le notizie di attualità su cui si può scherzare e mi documento sui progetti musicali, ma anche su spettacoli e libri degli ospiti che intervengono».
Qual è il vostro tipo di pubblico?
«La radio è sorprendente, perché pur essendo un mezzo antico ha saputo attualizzarsi, è in un certo senso un mezzo liquido. I nostri ascoltatori sono prevalentemente over 40 che magari ci ascoltano da casa. Ma ci sono agricoltori che ci seguono dalle campagna in cuffia dal telefono, studenti universitari che stanno preparando un esame, chi si sposta per lavoro in automobile; e i più giovani ci seguono dai social. Con il pubblico dialoghiamo attraverso messaggi, mentre non incoraggiamo le telefonate perché la trasmissione che ci precede, Il ruggito del coniglio, si basa su una forte interazione con gli ascoltatori e non vogliamo fare un doppione».
C’è qualcosa di particolarmente simpatico che le hanno scritto?
«C’è un ragazzo che ci scrive sempre da Berlino dove è andato a vivere e ci racconta con spirito la sua fatica di italiano all’interno di una famiglia tedesca. Un giorno ci ha detto: “Ieri mia suocera ha annunciato che avremmo fatto cena secondo gli orari italiani e ha messo tavola alle 18.30!”».
In questi anni avete scoperto e lanciato nuovi talenti?
«Abbiamo sempre un occhio di riguardo verso le nuove leve e gli artisti meno main stream e più di nicchia, andando oltre le logiche di mercato e privilegiando il talento dei giovani. Da noi sono venuti artisti interessanti, all’inizio del loro percorso, come LP, i 100 Motel, Mannarino».
Lei ha collaborato con tanti artisti e si è dimostrato una personalità versatile: conduttore televisivo, performer  a teatro, persino commentatore di partite di calcio. Il calcio è la sua grande passione tanto da essere stato il capocannoniere e il capitano della Nazionale cantanti. Ho due domande: gioca ancora? E sono passati dei calciatori dalla sua trasmissione?
«Ho lasciato la Nazionale cantanti per sopraggiunti limiti di età. E da noi è venuto Marco Tardelli, per presentare un libro che ha scritto con la  figlia. E da vecchio tennista ho avuto l’onore di invitare Adriano Panatta, a cui mi lega un rapporto di amicizia e di affetto».
È un cantante molto amato, alieno agli scandali, rassicurante: ai nostri lettori farebbe piacere che ci raccontasse un po’ la sua vita fuori  dal palcoscenico, la sua famiglia.
«Ho conosciuto mia moglie 22 anni fa e abbiamo tre magnifici figli adolescenti. Eravamo due gatti randagi, molto simili, andati via da casa entrambi, e ci siamo trovati. Siamo una famiglia molto unita, dove ci si ascolta e ci si capisce e rispetta. Per me è il motivo di successo più grande, un’occasione di crescita quotidiana. È la famiglia il mio punto di forza e fuori casa posso avere la serenità di affrontare le nuove sfide sapendo di avere le spalle forti dal punto di vista emotivo».
Un’ultima domanda: com’è ora la sua Roma?
«Roma, malgrado le sue problematiche, continua a essere bellissima ed è l’unico posto al mondo i cui vorrei vivere. È come una di quelle canzoni che sono belle, malgrado un pessimo arrangiamento»

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