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«Benvenuto all’inferno, Ismail»

12/03/2015  Il giovane somalo, 16 anni, è uno dei tanti: bambini, anche piccolissimi, ragazzi, giovani. Le storie di questi “minori stranieri non accompagnati” (come vengono definiti) per arrivare sulle nostre coste sono raccapriccianti. Eppure, giunti in salvo, il loro dramma non è finito. Ci sta pensando il nostro governo a fare il resto. Lo racconta – e lo denuncia – Save The Children. Ecco cosa sta accadendo.

«Dopo un lungo viaggio con i trafficanti attraverso Etiopia e Sudan sono arrivato in Libia dove sono stato fermato e rinchiuso. Mi hanno detto:“Benvenuto all’inferno!”. Ci hanno picchiato ogni giorno, per un mese. Mia madre dalla Somalia ha dovuto pagare un riscatto, poi sono stato venduto ai trafficanti che gestiscono gli imbarchi, e ho pagato di nuovo per salire sui barconi».

Il racconto è di Ismail, 16 anni. Molti, come lui, riferiscono di essere stati sfruttati e abusati dai trafficanti, ammanettati e picchiati nei centri di detenzione in Libia con la richiesta di un riscatto per poter essere liberati. Tutti hanno provato il terrore di morire in mare, alcuni nella traversata hanno perso parenti o amici che non sono stati salvati. Altri, tanti, sono morti, nei naufragi che si sono susseguiti anche nelle ultime settimane, e non hanno potuto raccontare niente a nessuno.

Ismail, il ragazzino somalo di 16 anni. Uno dei tanti giunti sulle nostre coste in questi primi mesi del 2015 (Le foto sono di Jonathan Hyams/Save the Children).
Ismail, il ragazzino somalo di 16 anni. Uno dei tanti giunti sulle nostre coste in questi primi mesi del 2015 (Le foto sono di Jonathan Hyams/Save the Children).

Il viaggio per loro è stato terribile

Sono le testimonianze che Save the Children (la più grande Organizzazione dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini e difendere i loro diritti, e che  opera dal 2008 nelle aree di sbarco e nelle strutture di prima accoglienza della frontiera Sud dell’Italia) ha raccolto nei giorni scorsi nel centro di prima accoglienza di Lampedusa e diffuso in tutto il mondo per dar voce ai minori soli non accompagnati che chiedono un’opportunità di futuro all’Italia e all’Europa.

Lo stesso appello è stato anche rilanciato attraverso la campagna in corso sui social media #whyagain.

I minori soli non accompagnati, anche giovanissimi, 9, 10 o 11 anni, sono il volto più vulnerabile tra i 7.882 migranti che hanno affrontato l’attraversata del Mediterraneo tra gennaio e febbraio 2015, nonostante le condizioni avverse dell’inverno, con un aumento del 69% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Tra il 1 gennaio e il 28 febbraio 2015 sono arrivati via mare 240 bambini insieme ad almeno un familiare, ma quelli appena più grandi, che hanno affrontato da soli un terribile viaggio iniziato nei loro Paesi d’origine, sono 512, la maggioranza. Hanno una età tra i 9 e i 17 anni, in maggioranza maschi, ma ci sono anche ragazze, sono originari principalmente di Paesi come il Gambia (135), la Somalia (129), l’Eritrea (117), o altri dell’Africa sub-sahariana e occidentale, ma anche Siria e Palestina.

Sono fuggiti da conflitti, dittature, fame, violenze, dall’assenza totale di una possibilità di futuro. Per molti il viaggio è stato terribile, hanno sofferto fame o disidratazione, sono stati rapiti, venduti, ricattati, picchiati, torturati o violentati, prima e dopo l’arrivo in Libia, ultima tappa del loro percorso.

Ismail a Lampedusa.
Ismail a Lampedusa.

Il Governo italiano da due mesi blocca inspiegabilmente la legge

  

«L’Europa», dice Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, «deve dare finalmente una risposta comune alle migliaia di persone costrette a fuggire da situazioni di emergenza estrema come il conflitto in Siria, che dura ormai da 4 anni, e la situazione sempre più grave in Libia, a partire da un’adeguata capacità di ricerca e salvataggio in mare, per evitare che ci siano altre vittime come negli ultimi naufragi».

Ma l’Italia, secondo l’organismo umanitario, non sta affatto facendo abbastanza per accogliere e proteggere i minori soli non accompagnati sopravissuti ai naufragi e gli altri arrivati in Italia: «Ci sono più di 700 minori non accompagnati bloccati da settimane o mesi in condizioni non adeguate nelle strutture di prima accoglienza, dove dovrebbero invece stare per il tempo stretto necessario al trasferimento nelle comunità per minori. Abbiamo condiviso alcuni impegni assunti da Stato e Regioni per migliorare l’accoglienza dei minori, tuttavia riteniamo indispensabile attivare al più presto in Italia un sistema di accoglienza e protezione strutturato come prevede invece la proposta di legge promossa nell’ottobre 2013 da Save the Children e che da tempo è pronta e già votata in Commissione Affari Costituzionali della Camera», sottolinea Raffaela Milano, direttore programmi Italia-Europa di Save the Children.

«Da 2 mesi», aggiunge, «inspiegabilmente il Governo fa attendere il parere tecnico necessario perché la Commissione Bilancio possa dare il benestare per la definitiva approvazione bloccandone l’iter e conseguentemente causando danni concreti e talvolta gravissimi nella vita dei minori che già giungono in Italia con storie terribili alle spalle.

Per seguire la campagna che continua sui social media: #whyagain.

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Immigrazione, bambini di Lampedusa
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