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martedì 30 novembre 2021
 
 

Bergoglio ai religiosi: "Svegliate il mondo"

28/11/2014  Nella lettera che apre l'Anno dedicato alla Vita consacrata Papa Francesco indica gli obiettivi delle Congregazioni religiose, poveri e rifugiati in testa. E poi mettere da parte le "beghe di casa".

"Mi attendo che svegliate il mondo”. Mentre il papa vola in Turchia sull’aereo dell’Alitalia la Santa Sede diffonde la sua lettera con la quale spiega perché ha indetto l’Anno dedicato alla vita consacrata, che comincia domenica e si conclude il 2 febbraio 2016. Scrive ai religiosi di tute le Congregazioni, elencando gli obiettivi da centrare. Il primo “ guardare il passato con gratitudine”: “Ogni nostro Istituto viene da una ricca storia carismatica. Alle sue origini è presente l’azione di Dio che, nel suo Spirito, chiama alcune persone alla sequela ravvicinata di Cristo, a tradurre il Vangelo in una particolare forma di vita, a leggere con gli occhi della fede i segni dei tempi, a rispondere con creatività alle necessità della Chiesa. L’esperienza degli inizi è poi cresciuta e si è sviluppata, coinvolgendo altri membri in nuovi contesti geografici e culturali, dando vita a modi nuovi di attuare il carisma, a nuove iniziative ed espressioni di carità apostolica. È come il seme che diventa albero espandendo i suoi rami”. Questa è la frase chiave della lettera, che riprende un concetto espresso anche nel discorso alla Società San Paolo nell’udienza di giovedì in occasione del centenario dalla fondazione.

Non si tratta spiega il pontefice “di fare dell’archeologia o di coltivare inutili nostalgie, quanto piuttosto di ripercorrere il cammino delle generazioni passate per cogliere in esso la scintilla ispiratrice, le idealità, i progetti, i valori che le hanno mosse, a iniziare dai Fondatori, dalle Fondatrici e dalle prime comunità”. Insomma bisogna rendersi conto “di come è stato vissuto il carisma lungo la storia, quale creatività ha sprigionato, quali difficoltà ha dovuto affrontare e come sono state superate. Si potranno scoprire incoerenze, frutto delle debolezze umane, a volte forse anche l’oblio di alcuni aspetti essenziali del carisma”.  Poi il Papa osserva che mai bisogna chiudere gli occhi di fronte alle incoerenze, frutto delle debolezze umane e  forse anche dell’oblio di alcuni aspetti essenziali del carisma.  Ecco il secondo obiettivo: “Vivere il presente con passione”. E poi il terzo: “Abbracciare il futuro con speranza”. Insomma non farsi scoraggiare dalle difficoltà, nemmeno da quella della crisi di vocazione: “Che tra di noi non si vedano volti tristi, persone scontente e insoddisfatte”.

Nella lettera si rivolge ai religiosi più giovani e li invita a non cedere “alla tentazione dei numeri e dell’efficienza, meno ancora a quella di confidare esclusivamente nelle vostre proprie forze. La fantasia della carità non conosce limiti ed ha bisogno di entusiasmo per portare il soffio del Vangelo nelle culture e nei più diversi ambiti sociali”. E qui sottolinea che “nessuno costruisce il futuro isolandosi, né solo con le proprie forze, ma riconoscendosi nella verità di una comunione che sempre si apre all’incontro, al dialogo, all’ascolto, all’aiuto reciproco e ci preserva dalla malattia dell’autoreferenzialità”. E aggiunge: “Non ripiegatevi su voi stessi, non lasciatevi asfissiare dalle piccole beghe di casa, non rimanete prigionieri dei vostri problemi. Questi si risolveranno se andrete fuori ad aiutare gli altri a risolvere i loro problemi e ad annunciare la buona novella. Troverete la vita dando la vita, la speranza dando speranza, l’amore amando”. Bergoglio auspica che l’ Anno della Vita Consacrata serva per una collaborazione sempre più stretta tra le diverse comunità religiose, soprattutto per accogliere i poveri e i rifugiati. E alla fine accenna anche al ruolo dei laici che insieme ai religiosi nelle varie congregazioni condividono ideali, spirito e missione. 

Alberto Bobbio

 
 
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