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giovedì 26 maggio 2022
 
 

I capricci del Cavaliere

28/10/2012  Anche un bambino sa che il repentino dietrofront è imputabile a motivazioni giudiziarie. E la recessione che addebita a Monti è opera del suo Governo. Il Pdl sembra allo sbando.

Dicono che Berlusconi, da Villa Gernetto, avrebbe voluto dichiarare in diretta la sfiducia al Governo di Mario Monti. Le “colombe” del Pdl (da Alfano a Letta) lo avrebbero scongiurato di ripensarci e lui si è “accontentato” della minaccia. Minaccia inconsistente e nevrotica, poiché le Camere vengono sciolte dal presidente della Repubblica ed è difficile che Napolitano lo avrebbe accontentato. Un eventuale scioglimento oltretutto avrebbe solo anticipato di qualche mese un voto atteso per la prossima primavera e non è detto che la mossa avrebbe fatto piacere agli elettori del Cavaliere.

Anche un bambino sa che il suo repentino cambio di fronte è dovuto non a motivazioni politiche ma solo alle sue vicende giudiziarie. E anche il più irriducibile dei berlusconiani sa che - con la crisi economica in atto – una politica dettata solo dalle esigenze e i capricci del proprietario di Mediaset non porta da nessuna parte. Qualcuno di loro potrebbe anche ricordarsi che la “recessione senza fine” che ha imputato a Monti è in prima istanza opera del precedente Governo Berlusconi. Fatto sta che il ritorno di Berlusconi - provato dalla sentenza che ne ha decretato inevitabilmente l’uscita di scena nel generale discredito – e la sua mutazione populista e lepenista, è diventato un fattore destabilizzante del Pdl, del Centrodestra, e in ultima analisi del sistema politico italiano.

Ha scritto Stefano Folli sul Sole24 Ore: “E’ uno spettacolo anche drammatico perché a interpretarlo è un uomo sofferente: un uomo destabilizzato dai giudici, messo alle corde, ormai privo di lucidità. L’idea che possa far cadere il Governo a cui si lega la credibilità italiana in Europa in seguito a una condanna per evasione fiscale, lascia attoniti”. Quanti degli elettori di Berlusconi possono ancora riconoscersi in questo Berlusconi che vuol ritornare pontificando di villa in villa sulle sue macerie? In nome di che cosa dovrebbero seguirlo in questa vicenda politica che assomiglia a un finale non violento del Caimano di Moretti?

 Ritornando al vecchio asse con la Lega, a una linea antieuropeista e antitedesca, il padre-padrone del Pdl ha tarpato le ali ai “pontieri” che lavoravano alla riunificazione con Casini e Montezemolo per la costruzione di un Centrodestra moderato. Ha ridato fiato ai falchi guidati da Daniela Santachè. L’ex sottosegretaria al Governo Berlusconi da tempo parla di azzeramento dei vertici, Alfano compreso.

Il Pdl è completamente allo sbando. C’è persino qualcuno che osa alzare la testa e gridare apertamente il suo dissenso rispetto all’ottovolante di Berlusconi. E la sentenza del processo Ruby deve ancora arrivare. Il test della Sicilia, l’ex Sicilia del cappotto, l’ex isola berlusconista dei 61 collegi a zero, costituirà un valido test per capire che ne pensano di tutto questo gli elettori del Centrodestra. Non manca molto. Tra poche ore lo sapremo.

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