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lunedì 16 maggio 2022
 
 

Biglietti del teatro, carte di credito e cellulari: tutto lascia una traccia

19/11/2013 

Business as usual. Ricky, un alto funzionario di Polizia, ricorre all’inglese per dire che, nonostante la bufera mediatica, per lui e i suoi colleghi il lavoro procede come al solito: si intercetta, si filma, si pedina e si redigono rapporti proprio come accadeva prima che scoppiasse l’ennesimo scandalo. Oggi lavora a Roma nel cuore delle istituzioni. «Per anni, su mandato esplicito dell’autorità giudiziaria mi sono occupato di dare la caccia a mafiosi e terroristi», racconta. «Nell’era digitale», spiega, «ogni cittadino, anche il più attento, lascia tracce. Le forze di polizia e l’intelligence ricostruiscono senza grosse difficoltà il profilo di una persona da tenere sotto controllo».

Molti dati vengono forniti dai telefoni cellulari: vale sia per le chiamate in partenza e in arrivo, sia per la localizzazione attraverso la mappatura delle celle radio. Volenti o nolenti, Internet rende praticamente trasparente ogni nostra azione. «Esiste un database mondiale delle carte di credito al quale i Governi si possono rivolgere per ottenere informazioni, così come esistono i database che immagazzinano le liste passeggeri delle compagnie aeree, ciò che avviene negli uffici postali, le bollette di luce, gas e acqua, le prenotazioni fatte dalle agenzie di viaggio, i biglietti teatrali». Sottrarsi ai controlli è pressoché impossibile.

«Skype era inaccessibile, ma l’Nsa e le polizie di mezza Europa l’hanno costretta ad aprirsi. Ora, l’unica chance è camuffare. In Internet esistono programmi che servono a navigare utilizzando un indirizzo IP diverso da quello in uso. Ed è possibile ricorrerere a un algoritmo di crittografia da usare in peer to peer, ovvero installando un programma solo sui due telefonini che dovranno comunicare. L’unica certezza di privacy totale deriva dal non accendere computer e cellulari. Non a caso i capi clan s’affidano ai pizzini».

 
 
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