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Bilanci e sfide per il futuro nelle parole di Edo Patriarca

26/04/2015  «Sui migranti occorre che si cambi marcia, a partire dalle istituzioni europee», dice l’onorevole, che è anche presidente del Centro Nazionale del Volontariato. Quanto all’Italia, «nei giorni del Festival abbiamo presentato molte proposte, efficaci e credibili. Crediamo che si debba partire dalle fragilità, mettendole al centro, e considerandole come sfide per la democrazia. Così si può ragionare in termini di futuro e di speranza. Se sei attento ai fragili e agli ultimi sarai attento a tutti».

«Quello che sta accadendo nel Mediterraneo ci interpella tutti. Non possiamo tenere la testa sotto la sabbia. Serve un'assunzione di responsabilità collettiva affinché gli Stati del Mediterraneo e l'Europa fermino questa strage di vite umane. Al cordoglio per le stragi si deve accompagnare l'impegno concreto per cambiare marcia, per fare in modo di gestire nel modo migliore possibile un problema enorme e complicato come questo».

Il Festival del Volontariato 2015 si è concluso. È tempo di bilanci, prima di tutto riguardo a quella grande parte del mondo solidale che si occupa di assistenza e protezione dei migranti. L’onorevole Edoardo Patriarca, presidente del Centro Nazionale del Volontariato (che ha organizzato l’evento a Lucca dal 16 al 19 aprile), non può che iniziare l’intervista con Famiglia Cristiana dallo sconcerto e dal cordoglio suscitati da questi nuovi drammi. «A Lucca», sottolinea, «si sono radunate tante realtà del volontariato che con gli immigrati, la loro assistenza e la loro protezione lavorano ogni giorno. E da qui abbiamo voluto lanciare di nuovo, ma con maggior forza, l’appello perché si faccia tutto ciò che occorre per evitare queste stragi».

Edoardo Patriarca (qui e in copertina), nei giorni del Festival del Volontariato 2015 (Foto Marco Giorgetti).
Edoardo Patriarca (qui e in copertina), nei giorni del Festival del Volontariato 2015 (Foto Marco Giorgetti).

"I temi della solidarietà devono rientrare nell'agenda della politica"

Il Festival era iniziato proprio dal tema immigrazione e accoglienza, con un intervento del sottosegretario agli Interni Domenico Manzione. «Insieme a Manzione», aggiunge Patriarca, «abbiamo riflettuto sulle enormi dimensioni di questo problema che deve essere affrontato sia sul piano interno, con efficaci e sostenibili politiche di accoglienza, sia sul piano internazionale, agendo in modo diverso per far cambiare marcia all’Europa. Le dimensioni del problema non possono essere un pretesto per indietreggiare, ma una motivazione per chiedere agli Stati dell'Europa e dei Paesi di origine di fare tutti insieme la loro parte per fermare questa tragica e ininterrotta strage. Sull’immigrazione, anche la politica deve smettere di giocare sulle non verità, seminando false paure e insicurezza».

I quattro giorni di Lucca – ricchi di dibattiti, incontri, iniziative – avevano trattato a più riprese i temi legati ai fenomeni migratori e alle sfide che questo lancia al mondo italiano della solidarietà. Un tema “scomodo” per la politica. E non l’unico. «Se devo fare un bilancio di questa edizione del Festival, posso dire che una delle sue caratteristiche principali è divenuta quella di voler accendere i riflettori su tante questioni che la politica considera appunto scomode, o peggio irrilevanti. E che per noi, invece, sono cruciali».

Perché, onorevole?

«Perché credo che proprio a partire dalle fragilità, mettendole al centro, e considerandole come sfide per la democrazia, si può ragionare in termini di futuro e di speranza. Se sei attento ai fragili e agli ultimi sarai attento a tutti. Questi temi secondo me sono strutturali per il Paese. Non è un approccio buonistico, io dico che il Paese si deve misurare sulla sua capacità inclusiva. Se no di che democrazia stiamo parlando? Non certo di quella disegnata dalla nostra Costituzione».

Questo lei lo dice anche da politico e parlamentare del Pd…

«Certo. E da deputato sottolineo che qui a Lucca il volontariato italiano si è presentato con proposte chiare, oneste, ma che hanno buone probabilità di successo. Siamo nelle condizioni di dire che alcune soluzioni che il mondo della solidarietà propone sono efficienti. Non solo, fanno anche risparmiare, a proposito di vera spending review. Se dai un po’ di risorse al volontariato, questo te ne restituisce il quadruplo. A Lucca sono venuti ministri e uomini delle istituzioni, ma c’è stata anche una fitta presenza di persone qualificate, di società civile, di esperti, che hanno presentato proposte solide».

Eppure il mondo del volontariato non sempre ha avuto risposte altrettanto solide dalla politica.

«Il Governo ha avuto il merito di aprire alcune linee di azioni: sul terzo settore, sul contrasto povertà, sui diritti civili, su una politica finalmente seria sulle minoranze, come i rom e sinti. Ma non ha ancora imboccato una via decisa. Il sociale in senso ampio va messo di più al centro. Viviamo ancora con provvedimenti non adeguati, che appartengono a una stagione che dev’essere superata, quella della logica dei bonus. Occorrono invece politiche strutturali che durano nel tempo. Guardiamo ad esempio al tema della famiglia: ogni volta che proponi qualcosa di forte, non si trovano i soldi. O il sociale e la famiglia diventano asse strategico, o non ci siamo. E il Pd su questo deve confrontarsi, passando a interventi davvero strutturali e che escano dalle forme assistenzialistiche, che non portano da nessuna parte».

Su quali emergenze sociali, stando a quanto emerso in questi giorni?

«Ad esempio sul tema carcere e sovraffollamento. Sulle questioni legate alla disabilità, ma anche sulla cooperazione internazionale, sulla pace e servizio civile, sulle adozioni internazionali, sulla scuola. Prima di tutto sulla povertà crescente: i dati che ci consegna Istat sono drammatici. Si deve ripartire da quei 10 milioni di poveri, da quel terzo di italiani che vive tra povertà relativa e assoluta. È da loro che dobbiamo cominciare, se no come fai a partire la crescita? Al Festival si sono raccontate le buone pratiche. E sono stati presentati progetti di società che hanno negli “ultimi” la prima attenzione. Abbiamo cercato di fare la cosa che considero più importante: far rientrare questi temi nell’agenda della politica».

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