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Bimbo con tre genitori, ora in Gran Bretagna è possibile

25/02/2015  Dopo quella dei Comuni, anche la Camera dei Lord dà il via libera alla discussa tecnica di fecondazione in vitro che permetterà di ottenere un bebè con il Dna di tre genitori: padre e madre "naturali" più una terza donatrice che sostituirà il Dna materno portatore di malattie genetiche con uno sano per evitarne la trasmissione. Ma i rischi sono superiori ai (presunti) benefici

Da oggi il Regno Unito è il primo Paese al mondo nel quale si potrà sperimentare – perché di sperimentazione si tratta anche se c’è di mezzo l’umano – la tecnica che permette il concepimento in provetta di un bambino con il Dna di tre genitori.

Dopo il via libera a inizio febbraio della Camera dei Comuni, martedì sera, al termine di un acceso dibattito, è arrivato anche quello della Camera dei Lord con 232 voti a favore. Il primo bebè con questa tecnica potrebbe nascere il prossimo anno ma le incognite di tipo etico, scientifico e legale, sono innumerevoli e ancora tutte da chiarire. La procedura del “bimbo con tre genitori”, messa a punto alcuni anni fa da un team dell’università di Newcastle, prevede la fecondazione in vitro attraverso l’utilizzo del patrimonio genetico di padre, madre e di una donatrice attraverso la sostituzione del Dna mitocondriale materno portatore di malattie genetiche con quello di una donna priva di questo tipo di malattie. Il bambino avrà così il 99,8% del Dna del padre e della madre naturali e lo 0,2% di Dna della donatrice.

Numericamente sembra poco ma è consistente e decisiva. Questo perché le mitocondropatie, che sono patologie che colpiscono i mitocondri, le “centrali energetiche” delle cellule tra i quali il cervello e i muscoli, si trasmettono per via ereditaria materna.

I mitocondri, infatti, sono di derivazione materna. Il senso di questa tecnica, sostanzialmente, è quella di sostituire i mitocondri malati con altri sani. Ecco quindi che si rende inevitabile il ricorso a una donatrice di mitocondri esterna alla coppia. Se una mamma ha dei mitocondri mutati, che sono causa di malattia, tutte le sue cellule uovo e quindi tutti i figli concepiti da questa donna avranno la malattia.
La Chiesa cattolica insieme a quella anglicana ha protestato ed espresso la loro perplessità perché in questo modo si dà, da un lato, il via libera al concetto del “designer baby”, il bimbo costruito “a tavolino” e dall’altro si distrugge l’embrione della donna donatrice.

Dal punto di vista scientifico, le obiezioni sono tante e diverse. Anzitutto, va considerato che la fecondazione in vitro, come tale, aumenta del 3 per cento – quindi raddoppia – il rischio di difetti congeniti. Inoltre, la tecnica non è affatto sicura perché non è stata sperimentata abbastanza e potrebbe esporre maggiormente i bimbi nati al rischio di tumore e di invecchiamento precoce.        

 
 
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