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sabato 24 febbraio 2024
 
riflessione
 

«Bisogna formare preti non per il successo, ma perché diano la vita. La Chiesa faceva sognare, oggi non faccia piangere»

09/02/2024  L’intervento del cardinale François Bustillo, vescovo di Ajaccio (Corsica), al Convegno internazionale per la formazione permanente dei sacerdoti in corso a Roma: «Lo scopo della formazione non è il successo pastorale, i sacerdoti non sono formati per guadagnare gente ma per dare la loro vita. Il seminario non è un'azienda per fabbricare sacerdoti una volta per sempre. Se abbiamo modelli "standard", generali per tutti, non dobbiamo trascurare la formazione ad personam»

Il cardinale François-Xavier Bustillo, vescovo di Ajaccio (Ansa)
Il cardinale François-Xavier Bustillo, vescovo di Ajaccio (Ansa)

Pubblichiamo un ampio stralcio della relazione del cardinale François Bustillo, vescovo di Ajaccio (Corsica), al Convegno internazionale per la formazione permanente dei sacerdoti che si svolge fino al 10 febbraio all’Auditorium della Conciliazione a Roma. Il tema scelto è “Ravviva il dono di Dio che è in te” (2Tm 1,6). Ai lavori partecipano un migliaio di esperti provenienti dai cinque continenti, con il Brasile come nazione più rappresentata, seguito da Messico, Italia, Polonia e Filippine. Inoltre, saranno presenti sacerdoti, consacrati e laici provenienti da Islanda, Burundi, El Salvador, Cina, Guatemala, Moldavia, Russia, Ucraina e da oltre sessanta Paesi.

1. Formazione permanente adattata

Nel XXI° secolo, tutto evolve e si modifica molto velocemente, troppo velocemente. La frenesia del nostro tempo ci impedisce di essere e agire con serenità e saggezza. Chi formiamo? Giovani sacerdoti e sacerdoti adulti che vivono in una società complessa.

Sono cresciuti in famiglie fragili e loro stessi sono fragilizzati. Sono immersi in un mondo in cui certi valori umani e spirituali non sono mostrati e valorizzati. In un contesto sociale di instabilità, cercano istituzioni stabili che diano loro una certa sicurezza, per cui, in molti casi, i sacerdoti mostrano l'attaccamento alla forma, la necessità di mostrare l'appartenenza a un gruppo.

Alcuni giovani con un'identità fragile sono alla ricerca di solidità e hanno bisogno di docilità per crescere nella libertà. Quindi, prima di tutto, c'è un lavoro umano e spirituale da fare con tutti i sacerdoti. Credo che sia importante che siano accompagnati nell'abbandono delle loro paure per lasciarsi plasmare - e non formattare – con fiducia dagli educatori, da altri confratelli, dai vescovi, sull'esempio del vasaio nel libro del profeta Geremia (cfr Ger 18,3-6).

Quale formazione?

La Chiesa ha prodotto dei documenti importanti in ogni territorio del mondo per offrire tempo e qualità di formazione ai sacerdoti. Il seminario non è un'azienda per fabbricare sacerdoti una volta per sempre.

Se abbiamo modelli "standard", generali per tutti, non dobbiamo trascurare la formazione ad personam, tenendo conto della sensibilità, del carattere e del percorso personale di ogni persona. Il nostro tempo richiede una formazione più carismatica che tecnica.

Penso che sia importante iniziare la formazione permanente dall'interno. Prima di agire e vivere la missione, per formare l'intelletto e lo spirito, è necessario partire dal cuore. Il profeta Geremia dice che il cuore dell'uomo è complicato e malato (cfr Ger 17,9).

Gesù dice che è dal cuore che viene il male (cfr Mt 15,18-19). Quindi il primo lavoro del sacerdote deve iniziare dall'interno, non puo’ essere cosmetico. In tempi di crisi, la solidità deve essere radicata all'interno. Senza una forte spina dorsale spirituale, il sacerdote non sarà in grado di svolgere la sua missione con entusiasmo. Lavorare sul cuore significa purificarlo scartando il superfluo, guarirlo medicando le ferite, nutrirlo portando la linfa dell'amore di Dio.

Perché formare?

Molto semplicemente, perché i sacerdoti siano felici nella loro vocazione e nella loro missione. Se un sacerdote non è significativo nella sua missione, è insignificante. La formazione, dunque, deve tenere conto del sapere e del fare, ma deve prima di tutto sorvegliare l'essere. Lo scopo della formazione non è il successo pastorale, i sacerdoti non sono formati per guadagnare gente ma per dare la loro vita. Quando ordiniamo sacerdoti, durante il rito, non li ordiniamo per fare cose, ma per essere testimoni di Cristo. Il mondo ha sete di testimoni felici della fede. Quando Gesù dice voi siete il sale e la luce (cfr Mt 5,13-14), lo dice a noi. Il sale dà gusto e la luce illumina. In una società piuttosto blanda e triste, le parole di Gesù sono profetiche.

Il sacerdote, attraverso l'unzione, diventa il motore di una missione pasquale in cui l'umanità, segnata da una certa fatica esistenziale, deve ritrovare la posizione fisica e psicologica dei viventi, in piedi. Un sacerdote in un momento di crisi deve dare visibilità e credibilità all'azione di Gesù nel mondo. Deve passare nella vita delle persone, come Gesù, per ridare la vista come nel caso di Bartimeo, per dare gioia e conversione come nell’incontro con Zaccheo, leggere i cuori con delicatezza e castità come con la samaritana, purificare la vita e risanare come lo fece con i lebbrosi, rimettere in piedi per ricominciare a camminare come fece per i paralitici... Potremmo citare molte pagine evangeliche in cui Gesù trasforma la vita delle persone. Passare nella vita delle persone facendo il bene (cfr. Ac 10,38), questa è la semplice ed esigente missione dei sacerdoti.

2. Il futuro

Durante un certo periodo siamo stati, perdonatemi l’espressione, prigionieri della apparecchiatura ecclesiastica, perdendo a volte la nostra libertà e il gusto della vita. Quasi, perdonatemi ancora la brutalità della mia espressione, abbiamo generato sacerdoti a volte stanchi e presi nel sistema in cui bisognava mantenere le strutture e continuare a far vivere, con un certo volontarismo, il patrimonio ricevuto.

Nella mentalità evangelica le persone sono più importanti che le strutture. I tempi nuovi esigono nuove risposte ai tanti cambiamenti del nostro tempo. I nostri contemporanei meritano risposte di qualità sulla fede e sulla spiritualità. Nella nebulosa del mondo cosiddetto "spirituale", è emozionante ordinare e scoprire le importanti aspettative di una generazione nuova assetata di senso e di orientamento. Vorrei indicarvi due priorità che ritengo importanti in tempi di crisi.

A. Sacerdoti per amare.

So che è rischioso parlare d'amore al giorno d'oggi. Paradossalmente, tutti desideriamo ardentemente l'amore e, allo stesso tempo, diffidiamo dell'amore, a causa del suo lato esigente oppure lo banalizziamo a causa del suo lato romantico e sentimentale. Ma un tempo di crisi ha bisogno di una Chiesa in cui i suoi pastori siano amanti e amorevoli. Le crisi possono destabilizzare persone e strutture, e nello squilibrio si cercano punti di riferimento. L'amore è il punto di riferimento fondamentale dell'essere umano. Senza amore, cadiamo in una logica fatale, quella del semplice funzionamento o della rassegnazione.

La vocazione del sacerdote non deve limitarsi alla distribuzione dei sacramenti, all’animazione di riunioni, all'essere creativo per la missione e alla gestione dei beni materiali. Tutte queste azioni sono giuste. Ma, in queste attività, c'è bisogno dell'ingrediente che dà senso al tutto : l'amore. Il sacerdote deve amare le persone che partecipano ai sacramenti, deve amare le persone che partecipano a un incontro, deve mirare alla missione non come una conquista ma come occasione per testimoniare l'amore di Dio. Amare nel ministero sacerdotale ordinario significa offrire alle persone la qualità relazionale che meritano cuando bussano alla porta della Chiesa. Qualità nell'ascolto, nel rispetto, nei consigli. Se un sacerdote non ha un cuore aperto e dilatato, è probabile che abbia un cuore duro e intransigente.

La cordialità interpersonale deve essere curata. Se il sacerdote si astiene dall'amare, corre il pericolo di perdere la capacità di amare. L'amore del sacerdote per le persone deve essere casto e sereno, senza dominare o sedurre, dev’essere libero e maturo.

B. Sacerdoti per trasfigurare le vite.

La società in cui viviamo, essendo spesso dura, può deformare la vita e la speranza delle persone. Le persone ferite dalla vita possono chiudersi in se stesse per proteggersi; altri sono alla ricerca di un cammino spirituale e, come nel Vangelo, diverse categorie di persone si rivolgono alla Chiesa per chiederci: e noi, che cosa dobbiamo fare? (cfr Lc 3,10-14). I sacerdoti hanno la sublime missione di guidare le folle di oggi. I sacerdoti devono ascoltare la sete della gente. Durante gli incontri missionari i sacerdoti troveranno i poveri che la nostra società ha creato e questi mostreranno le loro ferite fisiche o psicologiche. La loro bellezza è stata sfigurata dagli incontri e scontri della vita.

Come nel brano della trasfigurazione, Gesù si avvicina ai discepoli sconvolti per toccarli e dire loro: Alzatevi e non temete! (Mt 17,7). La nostra società dispersa e alla ricerca di una vita significativa, ha bisogno di sacerdoti testimoni che sappiano sollevare le persone e guidarle verso il futuro.

La Chiesa nel passato ha fatto sognare, oggi non deve fare piangere. Il sacerdote è l'apostolo della speranza. A volte si vede con ansia il futuro della nostra società, c’è un certo fatalismo. I sacerdoti, sono ministri della Buona Novella, hanno la nobile missione di raccogliere la fiaccola del profeta Isaia e di Gesù per assumere la forza della parola liberatrice, come nel Vangelo di Luca, una volta superati i deserti e le tentazioni: Lo Spirito del Signore è sopra di me perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione.

Mi ha mandato a portare la Buona Novella ai poveri, ad annunciare ai prigionieri la loro liberazione, a ridare la vista ai ciechi, a liberare gli oppressi, ad annunciare un anno favorevole concesso dal Signore (Lc 4,18-19).

In conclusione, cari amici, la Chiesa a bisogno di sacerdoti dove la loro unzione li spinge à incarnare una missione per annunciare la vita, la libertà, la gioia e la speranza al mondo. Sacerdoti dove l'unzione è l'azione di Dio nella vita degli uomini di oggi.

 
 
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