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sabato 22 gennaio 2022
 
INTERVISTA
 

"Le culle ci portano a produrre"

01/10/2014  "Solo invertendo il trend demografico riusciremo a riprenderci dalla crisi", dice Giancarlo Blangiardo, uno dei maggiori demografi italiani. "Ma ormai siamo un popolo di vecchi che fa solo manutenzione"

Crisi economica uguale culle vuote. E’ un teorema assodato nell’opinione pubblica.  Ma la denatalità è un cane che si morde la coda. Perché anche culle vuote è uguale a crisi economica. Se viviamo un calo del Pil che pare irreversibile dal 2008, una crisi per certi versi superiore a quella del ’29, è anche a causa del nostro tasso di denatalità, il più basso d'Europa, come ci conferma l’ultima fotografia del Censis. Lo attesta per esempio Giancarlo Blangiardo, docente di Demografia all'Università Bicocca di Milano, uno dei maggiori demografi italiani: “Soprattutto in Italia la denatalità ha fatto sì che anche l’economia produttiva si attenuasse molto”. Viviamo dunque un problema maltusiano al contrario. “E pensare che ancora oggi qualche seguace di Malthus e del Club di Roma con il suo pericolo della “bomba demografica”, in auge soprattutto negli anni ’70, esiste ed emette sentenze. Invece ancora oggi paghiamo le conseguenze di quella cultura della denatalità. La bomba paventata non è scoppiata, anzi abbiamo provveduto a spegnere la miccia”.
Così oggi ci ritroviamo con le culle vuote.
“Senza investire in un futuro migliore animato dai nostri figli, dalla nostra discendenza. Ma l’economia ha bisogno di investimenti, di progetti, della creazione di nuovi prodotti e soprattutto della fiducia nel futuro. Pensiamo al Dopoguerra.  L’ idea di inventare prodotti nuovi, automobili, calzature, mobili, abiti, vini e liquori, ci ha aiutato molto negli anni della ricostruzione e del boom economico. Non a caso gran parte dei protagonisti di quella stagione faticava e produceva non per sé ma per i propri figli. Perché è chiaro che la nostra crisi è una crisi originata dal calo dei consumi".
Siamo un popolo che invecchia, l’aspettativa di vita è molto elevata: questo è positivo. "Peccato che l’invecchiamento abbia un piccolo difetto: mentre i giovani tendono a comprare, a investire, a sostituire prodotti con nuovi prodotti, i vecchi consumano il meno possibile, se si rompono le scarpe, vanno dal calzolaio a farle risuolare. Una società “di manutenzione” che ha un processo di invecchiamento come il nostro produce una forma di stagnazione. E oggi ne paghiamo le conseguenze. Se siamo in crisi, crisi economica, è anche a causa delle culle vuote. Perché l'Italia fa più manutenzione che investimenti”.  

 
 
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