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giovedì 26 maggio 2022
 
 

Ci scusiamo a nome suo

06/10/2011  Date un'occhiata ai siti dei maggiori giornali internazionali: l'esternazione sul nome del nuovo partito ci mette alla gogna di fronte al mondo. E di fronte alle donne di tutto il mondo

Caro Presidente,

      ma li ha visti i siti stranieri? La sua esternazione sul nome del suo nuovo partito, che i sondaggi rivelerebbero assolutamente vincente, ha fatto il giro del mondo. Ci  sta mettendo alla gogna. Se lei non si vergogna, ci vergogniamo noi per lei. Almeno questo sussulto di responsabilità ce lo conceda. Un minimo di dignità e decoro!

     E ci permetta di scusarci, a nome suo, di fronte al mondo. Soprattutto, con le donne di tutto il mondo. Perché lei è un uomo pubblico, uno statista internazionale, uno che ha detto di assomigliare a De Gasperi, uno che sta disperatamente cercando di salvare il Paese. Consideri, almeno per un momento, la lezione che ci ha dato questa mattina. Ancorché “rubata” in una conversazione che, siamo certi, era privatissima. E, quindi, irrilevante.

     Ha “stuprato” la lingua italiana e ha usato con indecenza le parole. Ha dato un cattivo esempio, sdoganando in Parlamento un linguaggio che non vogliamo definire neppure da osteria, per non far torto a chi in osteria va semplicemente a bere un bicchiere. E ha costretto altri a tradurre le sue parole con altrettanto disdoro per le loro lingue.

     Dia un’occhiata ai siti dei principali quotidiani del mondo. Meritiamo, noi italiani, così tanto disonore? Lei è un uomo forte, potente. Ma perché ha così poca considerazione delle donne? Come “cosa istituita”, insomma belle, ma senza grazia? E poi, ci scusi ancora, perché quelle passeggiate nel Transatlantico di Montecitorio, durante le quali si applica, con tanto accanimento, alla corruzione delle parole? Non potrebbe passeggiare e basta?

     O almeno, se ritiene, tenga un bavaglio in tasca. A portata di mano.  Anzi lo indossi, come antidoto. Sappiamo che sminuirebbe la sua abilità di “esternatore”. Però, così farebbe un po’ di bene al Paese. O, a sua discrezione, un po’ meno male a tutti noi. E, soprattutto, alle donne d’Italia.

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