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domenica 26 settembre 2021
 
 

Bogdan sognava la cartella e il banco di scuola

21/12/2015  La storia di un bambino rom di nove anni, quasi completamente sordo e muto, che voleva imparare a scrivere e comunicare.

In una roggia nella periferia sud di Milano, il piccolo Bogdan (nella foto) vive con la mamma in una baracca. La sua particolare storia ha colpito i volontari della Comunità di Sant’Egidio che da anni seguono con tenacia, l’inserimento e l’accompagnamento di oltre 200 minori rom dall’asilo sino alle scuole superiori.

«La sua storia», dice Stefano Pasta della Comunità di Sant’Egidio, «ci ha colpiti. L’estate scorso l’abbiamo conosciuto una sera, mentre al lume di candela copiava, senza poterle capire, le letterine scritte sul quaderno dei compiti delle vacanze di suo cugino». Un comportamento che smentisce il pregiudizio di chi è convinto che i bambini rom non hanno voglia di studiare, e conferma l’invito di papa Francesco a frequentare la periferia.

"Meglio pastori con l'odore delle pecore"

Dietro una scrivania difficilmente si conoscono i problemi e le persone: «La Chiesa “in uscita”», dice papa Francesco, «è una Chiesa con le porte aperte. Uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza un senso. Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada» (Evangeli Gaudium, n. 46-47).

«Senza “il cuore” del nostro popolo», dice ancora il Papa, «i preti diventano una sorta di collezionisti di antichità, o di novità, invece di essere pastori con l'odore delle pecore, pastori in mezzo al proprio gregge».

Nell’omelia per Sant’Ambrogio il cardinale Angelo Scola ha concluso dicendo che Milano deve includere e deve essere guardata dal punto di vista delle periferie, come ci indica papa Francesco.

Il futuro di Bogdan, e di tutti i bambini rom, si chiama scolarizzazione

  

Un punto di vista giusto per provare a immaginare un futuro per la città guardando dal punto di vista di coloro che abitano ai margini, all’insegna della giustizia e della misericordia. Il futuro di Bogdan, e di tutti i bambini rom, si chiama scolarizzazione, la sua importanza era già stata sottolineata nel documento della Curia milanese Rom, comunità cristiana e pubbliche amministrazioni (Ottobre 2010) dove si afferma: «Il miglior risultato è l’inserimento scolastico di tanti dei minori rom: l’integrazione passa da questa strada. In questo ultimo anno la sensibilità delle parrocchie è cresciuta e diverse si sono impegnate per accogliere alcune famiglie mettendo a disposizione locali propri o impegnandosi per il sostegno all’affitto. Gruppi di cittadini hanno espresso vicinanza, attenzione e cura a famiglie più volte sgomberate, dimostrando la possibilità della convivenza».

Grazie alla sinergia tra le istituzioni, la tenacia di molti volontari e dell’Ufficio Scolastico Regionale, da qualche settimana Bogdan frequenta la scuola. Il ragazzo ha incominciato a frequentare al mattino, ma l’orario si sta allungando. «Siamo molto contenti», dice Stefano Pasta, «e sono in corso anche gli accertamenti clinici per l’eventuale uso di un apparecchio. Per Bogdan è una nuova vita, una rinascita». 


Ostacolare i bambini rom nel frequentare la scuola significa rubare il futuro di una generazione

La scolarizzazione dei minori rom è sempre un aggancio con le famiglie e, di fatto, significa aprire la strada del futuro per i bambini e le loro famiglie. Ostacolare i bambini rom nel frequentare la scuola significa rubare il futuro di una generazione. A Milano, come in tutta Italia, la frequenza scolastica per questi ragazzini non è così scontata.

Consapevole del problema, nell’incontro con i partecipanti al pellegrinaggio del popolo rom in Vaticano, papa Francesco ha parlato di diritto alla scolarizzazione. «I bambini sono il vostro tesoro più prezioso. La vostra cultura oggi è in fase di mutazione, lo sviluppo tecnologico rende i vostri ragazzi sempre più consapevoli delle proprie potenzialità e della loro dignità, e loro stessi sentono la necessità di lavorare per la promozione umana personale e del vostro popolo». «I vostri figli hanno il diritto di andare a scuola, non impediteglielo», ha continuato il Pontefice. «Alle istituzioni civili è chiesto l’impegno di garantire adeguati percorsi formativi per i giovani gitani, dando la possibilità anche alle famiglie che vivono in condizioni più disagiate di beneficiare di un adeguato inserimento scolastico e lavorativo».

I volontari della Comunità di Sant’Egidio oltre a seguire con le famiglie l’inserimento scolastico dei bambini rom, dove è possibile promuovono l’inserimento nelle squadre sportive, nel catechismo o in altre attività conviviali pomeridiane.

Per Bogdan vorrebbero aprire una borsa di studio e iscriverlo per un corso sportivo di equitazione. Chi desidera ricevere informazioni, o fare donazioni, può scrivere al seguente indirizzo: santegidio.rubattino@gmail.com

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