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martedì 09 agosto 2022
 
 

Bossi, i fucili, e gli ultimi giorni della Lega

12/08/2013 

I fucili, chi se li ricordava? L’altro giorno sono tornati. Bum! In un paio di comizi, il vecchio tribuno Umberto Bossi ha rispolverato il solito armamentario, insieme alle solite parolacce. Prima Se l’è presa con il ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge: “Sono contrario agli insulti, ma ormai gli italiani ne hanno le tasche piene” (non ha detto così, è stato molto più volgare). Poi ha evocato i fucili. Ma dal punto di vista mediatico hanno avuto l'effetto dei fucilini a tappo. Non se li è filati nessuno. Noi siamo obbligati a farlo per dovere di cronaca.

Bossi ha perso una buona occasione, quella di prendere le distanze dalle provocazioni razziste dei suoi ex colonnelli, come quelle di Calderoli e di qualche dirigente locale. Invece tra una Lega civile e una incivile il senatur ha scelto la seconda. Flavio Tosi, il sindaco di Verona che aveva semplicemente chiesto scusa a nome della Lega al ministro, in confronto è parso un gigante, uno statista. Il movimento ormai sta vivendo una fase di calma piatta. Anche dal fondatore della creatura su cui ha perso il potere dopo essere precipitato negli scandali legati alla famiglia, ormai nessun colpo d’ala, nessuna resipiscenza dovuta all’età ormai venerabile. Ma a che serve invecchiare se non porta saggezza?
Era abituato a sorprenderci, Bossi. Sulla Kyenge avrebbe potuto dire qualcosa di costruttivo, di originale, di intelligente, in controtendenza con i rantoli delle settimane passate, e invece niente, è andato nella stessa direzione dei suoi ex accoliti.

Da Sarezzo, in provincia di Brescia, dove hanno sede gli stabilimenti Beretta ha aggiunto: “Per fortuna che in Valtrompia si producono le armi, un giorno serviranno”. Una provocazione buona per qualche titolo a due colonne nelle pagine interne, caduta nell’indifferenza generale.
Anche questo in fondo è il segnale della decadenza di un movimento ormai imprigionato dalla crisi economica, in caduta di consensi, in fuga di iscritti, di divisioni laceranti, di scissioni presenti e future (l’ultima è quella di un dirigente della Liga veneta, tale Giovanni Furlanetto). Gli ultimi giorni della Lega si stanno consumando nel peggiore dei modi.

 
 
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