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domenica 26 giugno 2022
 
 

Bosso, un marziano italiano a Londra

14/01/2012  Il trombettista torinese, talento puro del nostro jazz, ha registrato il suo omaggio a Nino Rota nei mitici Air Studios di Abbey Road, accanto al manoscritto di "Yesterday".

Se Fabrizio Bosso fosse nato negli Stati Uniti sarebbe sicuramente il Wynton Marsalis del nuovo secolo. Trentotto anni, torinese, trombettista jazz dotato di virtuosismo e grande carica espressiva, è uno dei segreti meglio custoditi del panorama nazionale. Eccolo in un duo con il chitarrista Irio De Paula, in una rivisitazione di "Georgia on my mind":




Nella sua poetica ci sono, messi in fila, incastrati, riproposti qua e là, una lunga sequenza di riferimenti: le collaborazioni con Sergio Cammariere e Mario Biondi, i passaggi a Sanremo, una volta anche con Ornella Vanoni; la più recente con Raphael Gualazzi.

L’illuminazione però è il jazz, che lui ama praticare nei grandi teatri come nei piccoli club. Nei concerti si concentra gran parte della sua attività. Proprio in questE settimane è stato pubblicato il suo nuovo disco: Enchantment, un omaggio alle splendide musiche da film di Nino Rota, nel centenario della nascita. «Con il maestro Stefano Fonzi siamo volati a Londra, agli Air Studios di Abbey Road. Quando entri trovi incorniciato il manoscritto originale di Yesterday. E con noi c’era la London Symphony Orchestra, tra le realtà più accreditate nel settore». Quando gli orchestrali si sono trovati davanti quel flusso di suono continuo, profondo, viscerale del trombettista, si sono molto emozionati, come avessero di fronte un marziano. La prima tromba, Maurice Marphy, è subito corsa da lui a scoprirne i segreti.

Fabrizio, il giorno più bello della tua vita è stato quello della registrazione?
«Grandissima emozione, però ho un bimbo di un anno e mezzo, che è qualcosa di indescrivibile. La famiglia viene prima, però subito dopo c’è quel giorno. Quando passi la porta degli Air Studios, entri nella storia della musica. Ti trovi in un luogo dove tutto va come deve andare, dove hai a disposizione il meglio, dalla strumentazione alla persona che ti serve il pranzo nella piccola "mensa" che hai a disposizione. Esci da lì e vorresti poterci andare sempre, perché tutto quello che fai viene "naturalmente" valorizzato».

Un omaggio a Rota è anche un omaggio al grane cinema d’autore italiano…
«I temi che abbiamo scelto, a parte Ragazzo di borgata che è una rarità e Enchantment, che è composto da Stefano Fonzi – colui che mi ha proposto per primo l’idea dell’omaggio - sono legati a dei film cult. È stato inevitabile che le immagini di quei capolavori affiorassero nella memoria. Ma non è stato un limite, anzi. Gli arrangiamenti di Stefano e dunque anche i miei interventi, da solo o con il quartetto jazz (Filippini, Bonaccorso, Tucci, ndr), credo che potrebbero essere comunque affiancati a quelle immagini, o almeno a molte di esse. La nostra idea non è stata quella di stravolgere la musica di Nino Rota, quanto dimostrare come essa abbia una ricchezza intrinseca che noi abbiamo in parte portato alla luce, secondo la nostra sensibilità».

Perché hai scelto la London Symphony Orchestra?
«È una orchestra composta da eccellenze, grandi solisti che però lavorano sempre insieme e dunque hanno creato un corpo unico, perfetto. C’è la passione di ciascuno che si unisce a quella degli altri e il risultato è la musica. In Italia le orchestre sono composte da elementi sempre variabili e dunque puoi ottenere un risultato molto buono, ma difficilmente hai quell’intenzione comune che dà vita a ciò che stai suonando. Secondo me è la comunicazione che cambia, al di là della perfezione tecnica».

Un appunto che si potrebbe portare al tuo lavoroè la carenza di composizioni originali... «Non sono un compositore particolarmente prolifico, non ho ansia di presentare la mia musica. Ma in realtà io compongo sempre, esprimo ogni volta, attraverso i miei interventi e i miei assoli, le mie composizioni. Do un titolo e scrivo un tema solo quando ne sento la necessità».

 
 
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