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domenica 02 aprile 2023
 
 

Maoisti, la spina dell'India

13/04/2012  Nel 2009 il Governo dell'India ha varato un piano da 700 milioni di dollari per neutralizzare i guerriglieri maoisti. Con scarsi risultati, come dimostra il caso di Bosusco e Colangelo

Per Paolo Bosusco, sono stati 29 giorni impossibili da dimenticare. Li ha passati in compagnia dei Naxaliti, nome di battaglia dei rivoluzionari maoisti attivi nell'India occidentale. Molti gli Stati interessati: Orissa, Jharkhand, Bihar, Andra Pradesh, Karnataka, Chhattisgar, Bengala Occidentale, praticamente tutta la fascia che si affaccia sul golfo del Bengala, escluso solo l'estremo Sud. 2500 chilometri di costa di cui il 46% è occupato da una giungla intricata e inaccessibile.

E' qui che si nascondono i ribelli, protetti da una vegetazione tropicale con la quale solo loro riescono a convivere. Ed è qui che è stato tenuto per un mese intero l'ostaggio italiano. I Naxaliti sono, secondo le parole del primo ministro indiano Manmohan Singh, “il problema interno più grave del Paese”, contro il quale ha lanciato nel 2009 un programma strategico su scala nazionale (IAP, Piano di Azione Integrata) con obiettivi ambiziosi: rilanciare l'economia in tutte le zone affette dal terrorismo e contemporaneamente potenziare le forze di polizia per il contenimento e la neutralizzazione dei ribelli. Un piano da circa 700 milioni di dollari.

Secondo fonti ufficiali in tre anni il numero dei Naxaliti attivi sarebbe stato dimezzato; non solo, ma uno Stato, il Karnataka, è stato tolto dall'elenco, e i distretti infestati dai ribelli sarebbero passati da 180 a 83. Ma contare i Naxaliti non è una cosa semplice, perchè si mimetizzano con la popolazione e finiscono per restare invisibile alle statistiche. Altrettanto invisibili, però, sembrano i risultati ottenuti finora dai finanziamenti stanziati per il progetto. L'economia dell'intera regione è fondamentalmente rurale, l'85% della popolazione dipende dall'agricoltura e l'82% vive nei villaggi. Questo nonostante l'area sia straordinariamente ricca di depositi di bauxite, carbone, quarzo, granata, calcare, e perfino oro e diamanti. Ma sono rare le industrie e le imprese minerarie disposte ad affrontare i rischi della regione, e le poche che lo fanno sono costrette a pagare tangenti ai ribelli.

Oggi, nonostante gli sforzi del Governo, la miseria non è diminuita, le strade non sono state costruite, e la violenza prevale. Mai prima d'ora, per esempio, erano stati presi in ostaggio degli stranieri. E si teme che, d'ora in avanti, l'esempio possa essere seguito. Oggi, Paolo Bosusco e' tornato un uomo libero. Si “dice tutto è bene quel che finisce bene”, ma il modo in cui si sono svolte le trattative ha lasciato un'impronta di forte insicurezza. Il carosello dei mediatori per esempio, nominati e cancellati diverse volte di seguito; le dichiarazioni e le smentite di Governo e sequestratori, giustificate da motivazioni al limite del ridicolo, come la grafia illeggibile delle missive; le liti e reciproche accuse tra governo locale e Nuova Delhi; infine, il successivo sequestro di un'altro politico, con relative condizioni, in parte simili, se non identiche, a quelle per il rilascio dei due italiani, come prova della pessima comunicazione anche tra guerriglieri stessi.

Insomma, un quadro per niente edificante. E' vero che il ministro dell'Orissa ha liberato sette maoisti dal carcere, tra i quali anche la moglie del famigerato Shabhasachi Panda, capo della banda che aveva sequestrato i turisti italiani. Ma resta l'impressione che alla fine, il pasticcio si sia risolto quasi da solo, per inerzia, come per la maggior parte delle cose che succedono qui, in India. 

 
 
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