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lunedì 03 agosto 2020
 
il virus in america latina
 

Epidemia e democrazia a rischio: il Brasile in ginocchio

08/06/2020  Il Paese è il secondo al mondo per diffusione del Covid-19. Ma il presidente Bolsonaro continua a fomentare il caos minimizzando i numeri. La sua ultima contestatissima decisione: tenere nascosti i dati complessivi relativi a contagi e decessi, resi pubblici dal ministero della Salute.

(Foto Reuters: Jair Bolsonaro a cavallo durante una manifestazione di suoi sostenitori a Brasilia)

Il Brasile è al colmo dell’esasperazione. Il Paese sudamericano è il secondo al mondo per la diffusione dell’epidemia del Covid-19 (dopo gli Stati Uniti), con circa 700mila contagi confermati e più di 36mila vittime. E il presidente Jair Bolsonaro continua imperterrito a fomentare il caos con le sue prese di posizione politiche “negazioniste”, volte a a sconfessare e minimizzare la grande emergenza sanitaria, spesso sostenute da dichiarazioni sprezzanti e irresponsabili. 

L’ultima, clamorosa, contestatissima decisione: tenere oscurati i dati complessivi dei contagi e dei decessi per il Coronavirus in Brasile, diffusi dal ministero della Sanità, perché, a suo dire, i numeri sarebbero falsati, gonfiati e non corrisponderebbero al vero. Secondo la nuova metodologia adottata dal Governo, verranno comunicati ogni giorno soltanto gli aggiornamenti delle ultime 24 ore.  Secondo gli oppositori, una chiara strategia per rendere invisibili le vittime. Un’altra modifica riguarda l’orario della diffusione del bollettino giornaliero, sposata alle 22, ovvero dopo la fine del notiziario serale della Tv Globo, la più importante e seguita del Paese (nonché voce fortemente critica nei confronti del Governo).

Questi cambiamenti improvvisi e inaspettati nella diffusione dei dati sull’epidemia hanno fatto sì che il Brasile fosse escluso dal conteggio mondiale che viene realizzato quotidianamente dalla americana John Hopkins University.  L’atteggiamento di continua provocazione di Bolsonaro domenica 7 ha portato varie migliaia di persone, movimenti sociali ed esponenti dell’opposizione a riversarsi per le strade di almeno sette capitali degli Stati federati, da San Paolo - la più popolosa e la più colpita dall’epidemia - a Rio de Janeiro, da Brasilia a Porto Alegre, in contemporanea con altre manifestazioni organizzate dai sostenitori del presidente. Le proteste più numerose e più accese si sono svolte a San Paolo, dove i manifestanti, perlopiù vestiti di nero, hanno sfilato con cartelli con la scritta “Fora Bolsonaro” (via Bolsonaro). Alle proteste anti-governative si sono unite quelle contro il razzismo dopo l’omicidio di George Floyd a Minneapolis.

In Brasile per gli oppositori del presidente denunciano a gran voce la minaccia per la democrazia del Paese che Bolsonaro con la sua politica rappresenta. A preoccupare è la decisa militarizzazione che il presidente, ex capitano dell’esercito e aperto difensore della passata dittatura, ha impresso al suo Governo. Durante la quarantena, due ministri della Sanità si sono dovuti dimettere - perché in disaccordo con l’operato e le posizioni del capo di Stato -, prima Luis Henrique Mandetta, poche settimane dopo è toccato al successore, l’oncologo Nelson Teich. Al momento il ministero è ad interim nelle mani del vice, Eduardo Pazuello, un generale dell’Esercito: il nono militare inserito nell’Esecutivo (quasi la metà, su un totale di 22 poltrone). E va ricordato che lo scorso 20 aprile, in pieno lockdown, Bolsonaro ha partecipato a una manifestazione davanti al Comando generale dell’esercito a Brasilia in cui i suoi sostenitori chiedevano la chiusura del Parlamento e il ritorno al regime militare. Tra epidemia che corre a ritmi allarmanti e istituzioni democratiche a rischio, il gigante dell’America latina è un Paese in ginocchio.

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