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Rio, l'allarme di Amnesty: sparatorie e violenze in aumento

06/08/2016  Nella città brasiliana che ospita i Giochi, dal 2009 2.600 persone sono state uccise dalla polizia. A causa della crisi economica la povertà è tornata a crescere. L'organizzazione per i diritti umani denuncia: il Brasile ha già perso le Olimpiadi.

(Foto Reuters: militari durante un'operazione nel Complexo da Maré a Rio)

La grande festa olimpica è cominciata. Ma la sua eco non raggiunge le periferie di Rio, le favelas, i quartieri più poveri ed emarginati della metropoli brasiliana, in queste settimane capitale dello sport mondiale. L'eredità dei Giochi si è frantumata di fronte alle allarmanti statistiche che parlano di un aumento del 103% nel tasso di omicidi a opera della polizia di Rio tra aprile e giugno del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015. A lanciare l'allarme è Amnesty International: dal 2009, quando il Brasile si è visto aggiudicare i Giochi, le forze di polizia hanno ucciso più di 2.600 persone nella città.  

«La mancanza di protocolli chiari per controllare l'uso della forza letale», ha dichiarato Atila Pereira Roque, direttore generale di Amnesty International Brasile, «e un approccio di sicurezza pubblica totalmente errato stanno facendo ripetere in Brasile i fallimenti dei Mondiali di calcio del 2014. Inoltre gli omicidi della polizia sono aumentati del 40% nel solo Stato di Rio de Janeiro e le autorità hanno fatto ben poco per invertire la rotta».

Lo scorso giugno Amnesty ha pubblicato il rapporto "Non c'è spazio per la violenza in questi Giochi!", documentando come l'organizzazione di un mega-evento sportivo come le Olimpiadi aumenti i rischi per le violazioni dei diritti umani. L'organizzazione ha lanciato un appello alle autorità brasiliane e agli organizzatori dei giochi affinché venga adottata una politica di sicurezza pubblica più efficace, che garantisca i diritti umani. L'appello ha raccolto 120mila firme in oltre quindici Paesi.

Nel 2014, in vita dei Mondiali di calcio e della Giornata mondiale della gioventù con papa Francesco a Rio, il Governo di Brasilia aveva deciso di dispiegare le forze dell'esercito contro la violenza, la criminalità e il narcotraffico, inviando circa tremila militari nei quartieri più degradati della città, come l'enorme Complexo da Maré, conglomerato di 16 favelas nella zona nord della città, roccaforte dello spaccio di droga. Un anno dopo, in vita delle Olimpiadi, i militari si sono ritirati dalle favelas lasciando il posto alle forze di polizia: un test sulla sicurezza a un anno dalla manifestazione sportiva. Ma i dati dell'Istituto di sicurezza pubblica dello Stato di Rio de Janeiro sono sconfortanti: a giugno del 2016 49 persone sono state uccise dagli agenti, 40 a maggio e 35 ad aprile. Avvicinandosi ai Giochi, insomma, gli omicidi hanno visto un continuo aumento. 

D'altro canto, la profonda crisi economica - accanto a quella politico-istituzionale - in cui il Brasile è piombato, dal 2015 ha portato a un nuovo aumento della povertà diffusa e delle disuguaglianze sociali. Dopo anni di straordinaria crescita economica durante l'era del presidente Lula, il motore dell'America latina si è arrestato: lo scorso anno il Pil è crollato a -3,8%. Anche la disoccupazione è tornata a crescere. La  recessione ha bastonato in particolare la classe media, inasprendo le tensioni sociali.

A luglio Amnesty la lanciato un'applicazione chiamata CrossFire (Fogo Cruzado in portoghese) che individua le sparatorie in corso in un dato momento a Rio. Solo nel mese di luglio, sono state segnalate 756 sparatorie con 51 morti. Al di fuori degli stadi olimpici,
nei quartieri più poveri di Rio, si continua a morire negli scontri a fuoco all'ordine del giorno per le strade. Come ha detto Pereira Roque di Amnesty, «il Brasile ha perso le Olimpiadi prima di ancora di cominciare».

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