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Breivik in galera. Ma fuori...

24/08/2012  L'assassino di Oslo è stato condannato al massimo della pena: 21 anni. Ma le idee che lui professava nutrono una destra estrema in crescita in tutta Europa.

Alcuni dei ragazzi uccisi da Breivik sull'isola di Utoya (foto Ansa; le altre foto: Reuters).
Alcuni dei ragazzi uccisi da Breivik sull'isola di Utoya (foto Ansa; le altre foto: Reuters).

Un assassino sano di mente, che quindi merita il massimo della pena. Tredici mesi dopo la strage di Oslo e dell’isola di Utoya, in cui uccise 77 persone in gran parte giovani, Anders Behring Breivik, 33 anni, può avviarsi verso la cella in cui trascorrerà gran parte degli anni che gli restano da vivere: la condanna è a 21 anni, il massimo della pena prevista dalle leggi della Norvegia, ma potrebbe essere prolungata in caso di cattiva condotta in carcere.

Dietro di sé, Breivik l’assassino lascia un trauma che ha segnato nel profondo non solo centinaia di vite e di famiglie ma quella di un’intera nazione. La Norvegia ha saputo resistere alla tentazione di cambiare la propria lunga tradizione di apertura e tolleranza (quella, peraltro, che oggi consente a Breivik di subire una condanna relativamente mite: negli Usa sarebbe finito sulla sedia elettrica, in quasi tutti gli altri Paesi all’ergastolo), ma il prezzo da pagare, a livello politico ed emotivo, è stato ed è tuttora altissimo.

Questa, però, non è l’unica eredità di Breivik. L’altra, forse ancor più pericolosa,  è il mancato dibattito su un mazzo di idee confuse sull’identità dell’Europa che prendono però il via da un anti-islamismo grezzo e disonesto (come se mancassero gli argomenti, intelligenti e onesti, per un confronto fermo e aperto con l’islam, nostrano o straniero che sia) che ha finito per innervare  i movimenti radicali della destra continentale e giustificare la loro propensione violenta, godendo però di abbondanti echi anche nella destra istituzionale.

Un concerto a Oslo in memoria delle vittime della strage.
Un concerto a Oslo in memoria delle vittime della strage.

Basta ricordare gli interventi dell’eurodeputato leghista Borghezio subito dopo la strage di Utoya: “La critica dura alla viltà di un’Europa che pare rassegnata all’invasione islamica e financo la necessità di una risposta identitaria e cristiana di tipo templare al dilagare delle ideologie mondialiste sono ormai patrimonio degli europei, tra cui il sottoscritto”. Sono argomenti che, appena un po’ levigati, abbiamo letto per anni, e leggiamo ancora, sulle pagine di moti nostri “rispettabili” quotidiani, o che abbiamo sentito proporre da uomini politici anche illustri.

Certe farse italiche potrebbero anche finire nel dimenticatoio se non avessimo un’estrema destra ormai molto forte e aggressiva in Austria, Olanda, Danimarca, Francia, Romania, Ungheria, Svezia e Finlandia, il luogo della più recente espansione, dove l’anno scorso il Partito dei Veri finlandesi, con quasi il 20% dei voti, è diventata il terzo partito del Paese. A metà degli anni Novanta lo scrittore Stieg Larsson, poi diventato notissimo per la trilogia Millennium, aveva fondato la rivista Expo proprio per monitorare i primi segnali di razzismo nella pacifica società svedese.

Più o meno nello stesso tempo, cioè nel 1994, il Consiglio d’Europa inaugurava la Commissione contro il Razzismo e l’Intolleranza, che ogni anno produce un rapporto sulla situazione nel Continente. Ecco, in sintesi testuale, la conclusione del Rapporto pubblicato nel 2012: “Razzismo e intolleranza sono in aumento in Europa e spesso portano ad atti di violenza razzista”. C’è tutto Breivik, in queste poche parole. Ma Breivik ora è in galera. Quando ci occuperemo di tutto quello che c’è fuori?

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