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giovedì 27 gennaio 2022
 
 

Brescia: detenuti contro il degrado

11/03/2014  Il Comune, in accordo con le carceri della città, favorisce il reinserimento dei carcerati con programmi di lavoro socialmente utile. Una sperimentazione che può essere copiata nel resto d'Italia

Una possibilità di lavoro «per mettere in pratica quello che dice la nostra Costituzione e cioè che la pena serve alla rieducazione e al reinserimento sociale del detenuto». Il Sindaco di Brescia, Emilio del Bono, spiega la filosofia che ha portato il Comune a un accordo con i due istituti di pena della città, Canton Mobello e Verziano, e con il Ceps cittadino che segue i tossicodipendenti. Da aprile 12 detenuti complessivamente (sei di un istituto e sei di un altro) e 4 persone indicate dal Ceps (Centro di recupero per le tossicodipendenze) Sert si recheranno ogni mattina al lavoro. Obiettivo: pulire la città dai graffiti che la deturpano.
«Insieme con un servizio di prevenzione che ha portato anche all'individuazione di questi vandali, purtroppo anche sette minorenni, abbiamo pensato che fosse il caso di avviare un'azione di ripulitura di queste che non sono opere d'arte, ma danneggiamenti della nostra città. Quale occasione migliore per dare una possibilità a chi sta per finire di scontare la pena o, comunque, è ritenuto non più socialmente pericoloso dalla magistratura di sorveglianza, per reinserirsi positivamente nel contesto sociale?», aggiunge il sindaco. Ai lavoratori verrà assegnato un voucher di poco più di un euro all'ora «perché ci sembrava educativo anche riconoscere, seppur  simbolicamente, un compenso per il lavoro svolto. E poi ci sembra molto significativo che questo lavoro sia per l'utilità pubblica, in buona parte per ripulire la città, ma anche per occuparsi di cartellonistica. Non solo, anche per i ragazzi minorenni che sono stati segnalati noi chiederemo che vengano a ripulire i muri che hanno imbrattato».
Prima che l'iniziativa vada a regime, ad aprile, i detenuti hanno già cominciato i corsi di formazione per il lavoro che dovranno svolgere, «un modo anche per dare loro delle competenze e delle professionalità in vista poi del completo reinserimento sociale una volta scontata la pena. Abbiamo visto che gli istituti non sono attrezzati con laboratori adeguati per dare un'opportunità di formazione e lavoro. E così, a parte qualche cooperativa sociale comunque presente nel nostro territorio, è difficile che un detenuto abbia una reale possibilità di lavoro, nonostante si vada sempre dicendo che è proprio il lavoro che serve per uscire da certi percorsi delinquenziali».
Un segnale anche alla società, «perché non consideri queste persone come delle escluse. Il Comune sta cercando percorsi di reinserimento per loro, ma anche, per esempio, per 50 cassaintegrati che svolgeranno lavori di pubblica utilità. L'idea è quella di una città che si preoccupa dei suoi anelli più deboli o più in difficoltà per metterli nelle possibilità di reinserirsi pienamente e di contribuire allo sviluppo del territorio. E vedo che anche la reazione complessiva della popolazione è stata molto positiva. La saggezza popolare dice che è bene che lavorino, che si rendano utili alla società e che scontino la pena non in maniera degradante, ma dando un servizio a tutti».

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