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Bruni: «Ma quale ripresa, è emergenza lavoro»

09/08/2013  L'economista non è d'accordo con la diagnosi del ministro dell'Economia Saccomanni: «Il sistema finanziario è migliorato, non c’è dubbio», afferma, «ma il problema non è la finanza ma l’economia reale, a cominciare dalla disoccupazione. E non c'è un governo forte»

Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni sparge ottimismo e dice che il peggio è alle spalle: «Credo», ha affermato, «che l'economia entrerà in ripresa, siamo a un punto di svolta del ciclo. La recessione è finita».

Luigino Bruni, ordinario di politica economica presso l’università LUMSA di Roma e coordinatore della commissione internazionale dell’Economia di Comunione, non è d’accordo.

Perché, professore?

«Lo dico da un po’. Non critico il ministro, lui deve fare il suo mestiere e dare speranza ma onestamente non vedo quali motivi abbia per essere così ottimista. Se guardiamo i dati complessivi dei paesi Ocse non c’è nessuna ripresa in vista. Se guardiamo all’Italia va pure peggio: il settore privato è in ginocchio, si taglia la spesa pubblica e questo vuol dire meno posti di lavoro. Onestamente non riesco a capire da quale settore debba ripartire la nostra economia. Ormai è da due anni che ci dicono che la fase più critica è passata e che il prossimo semestre è quello buono. È un po’ un gioco delle parti. Il sistema finanziario è migliorato, non c’è dubbio, ma il problema non è la finanza ma l’economia reale, la disoccupazione alle stelle. Il sistema italiano non è più capace di generare lavoro, quindi crescita vera. Continuo a pensare che abbiamo davanti a noi ancora un periodo difficile. La perdita di un milione di posti di lavoro in un anno non è un problema di economia finanziaria ma reale! Vorrei essere ottimista ma i dati purtroppo dicono il contrario».

Il governo come si sta comportando? Molti l'accusano di rinviare molto e decidere poco.
«Poche illusioni: è un governo bloccato. Diversi amici parlamentari mi dicono che non possono lavorare nelle Commissioni perché ci sono troppi veti incrociati. Un governo politico non significa un governo composto da politici ma un governo che ha la forza politica di fare le riforme. Questo esecutivo era il migliore dei mondi possibili, d’accordo, ma non ha la forza necessaria per fare interventi strutturali».

Non c’è nessun provvedimento che le è piaciuto? Le risorse per incentivare le assunzioni, ad esempio.
«Il problema delle aziende in questo momento non è quello di assumere ma di non licenziare coloro che sono già dentro. È un sistema bloccato che non cresce. Mi sta piacendo invece questa linea, se va in porto, di estendere l’abolizione dell’Imu ai capannoni industriali e alleggerire la tassazione per favorire lavoro e impresa. Il decreto del fare ha degli elementi che sottoscrivo. Rimane un problema di fondo, però: per aggredire il dramma della disoccupazione occorre una forza parlamentare che adesso non c’è».

Meglio andare a elezioni, quindi?

«Adesso abbiamo un governo con meno tecnici rispetto a quello precedente ma con gli stessi impedimenti politici in Parlamento. L’esecutivo è la foto fedele di un Paese che non funziona. Non è colpa di Letta che ce la mette tutta. Purtroppo però non ci sono alternative, almeno per ora».

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