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Dobbiamo convertirci tutti per vincere il “peccato ecologico”

01/09/2021  Non basta invocare pene più aspre: vanno formate le coscienze alla responsabilità per la casa comune. L'intervento di don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Italiana

La casa comune brucia. La Terra dei roghi ci riguarda. Dopo il gravissimo incendio che ha coinvolto la Sardegna, ecco il fuoco in Sicilia e in Calabria. Dall’inizio del 2021 nel nostro Paese si contano 400 roghi che hanno distrutto 110mila ettari di terreno. L’Italia brucia. E brucia anche il mondo. Chi non ricorda le immagini giunte dall’Australia a inizio 2020? In questi giorni tocca alla Jacuzia in Siberia: è l’incendio più grande che il Pianeta abbia mai conosciuto. Non c’è limite al peggio!

I fuochi accendono una spia. Il Pianeta soffre. E l’uomo ha le sue colpe. I cambiamenti climatici creano condizioni favorevoli al sorgere di roghi. Quando un’area prende fuoco, la devastazione è totale. In qualche caso muoiono persone. Di sicuro vengono uccisi animali. Viene distrutta la biodiversità. Finiscono in cenere decenni di lavoro umano. In più, peggiora la qualità dell’aria e aumenta a dismisura la quantità di CO2 rilasciata in atmosfera.

La desertificazione dei terreni è segno di una desertificazione più profonda, che è umana e morale. Non a caso in simili occasioni si sprecano parole come «apocalisse» o «inferno». Espressioni che rendono la drammaticità degli eventi, ma che non devono nascondere le gravi responsabilità umane, se è vero che il 70% dei roghi è di origine dolosa. Talvolta protagoni sta è la criminalità organizzata. Altre volte si tratta di affari privati: quando l’economia è corrotta non c’è bene comune che tenga. In altri casi, sono l’incuria e la superficialità a generare il disastro.

Dunque, c’è un’umanità che distrugge e degrada. Siamo capaci di bruttezza e di aridità se la vita non è rinnovata dalle relazioni con Dio, con i fratelli e con il Creato. Solo nella consapevolezza del peccato ecologico e degli ecocidi di cui siamo responsabili può nascere la conversione. C’è bisogno di una nuova mentalità. Chi invoca solo controlli, multe e inasprimento delle pene (necessarie!) non ha capito che la questione è anche educativa. È in gioco la nostra dignità.

Formare le coscienze alla responsabilità per il Creato significa prenderci cura dei luoghi che abitiamo e cambiare gli stili di vita. Ogni volta che si è garantita la fiducia alle popolazioni locali che vivono delle risorse di un territorio, i risultati hanno superato le più rosee aspettative. Quando invece hanno prevalso l’anonimato e l’abbandono, la tragedia si è materializzata. Sono tutti temi che interesseranno l’imminente Settimana Sociale dei cattolici a Taranto (21-24 ottobre).

Un’estate di fuoco non deve trascorrere inutilmente. Possiamo convertire lo sguardo e l’impegno. La priorità è piantare alberi, rimboschire. Senza trascurare, però, la sete di vita che sale dalle persone colpite da queste tragedie: paesi, abitazioni, imprese agricole, attività umane… L’arsura di solidarietà e di futuro va presa sul serio. Mentre spegniamo i roghi, proviamo ad accendere la speranza.

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