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mercoledì 08 dicembre 2021
 
 

Bruno Forte: «Sinodo, ora tocca alla base»

14/11/2014  A margine dell’assemblea straordinaria della Cei, che si è svolta ad Assisi, monsignor Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo, spiega che c’è ancora molto da fare: «In tempi relativamente breve ci dovrebbe essere una mobilitazione di riflessione che dovrebbe produrre un contributo amplissimo».

Lo aveva già detto prima dell’inizio del Sinodo: «Siamo in un processo, in un cammino di cui, questa di ottobre 2014 è solo la prima tappa». A margine dell’assemblea straordinaria della Cei, che si è svolta ad Assisi, monsignor Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo, spiega che c’è ancora molto da fare: «in tempi relativamente breve ci dovrebbe essere una mobilitazione di riflessione che dovrebbe produrre un contributo di sinodalità amplissimo. Questo è l’auspicio, il desiderio del Papa e credo che sia qualcosa che, dal punto di vista del coinvolgimento e del dibattito, ci fa respirare l’aria effervescente e creatività che si doveva respirare al Vaticano II. Molti hanno capito questa comparazione tra questo stile sinodale e quello che è stato il Concilio Vaticano II».

- Cosa ci aspetta nei prossimi mesi?

«Il  punto di partenza è che papa Francesco ha voluto che la Relatio Synodi, il documento conclusivo del Sinodo, costituisse al tempo stesso i Lineamenta del futuro Sinodo del 2015, cioè il testo di base sul quale tutte le Conferenze episcopali del mondo sono invitate a riflettere per elaborare dei contributi che, inviati alla segreteria generale del Sinodo, costituiranno poi il materiale per l’Instrumentum laboris del Sinodo del 2015. L’idea è che stiamo vivendo un unico Sinodo in più tappe: questa prima nel quale si sono precisati le questioni, i contesti, gli orizzonti e un tempo intermedio nel quale si dovrà riflettere a partire dai risultati del Sinodo straordinario per arrivare all’appuntamento dell’ottobre del 2015 con delle proposte».

 - Questa modalità di svolgimento è stata nuova?

«Sì, ma non solo per l’idea dei due sinodi, ma anche perché questo Sinodo è stato ed  è un cammino come mai si era fatto prima, con un coinvolgimento ampio, con un questionario che ha avuto una larghissima percentuale di risposte pervenute. Siamo in un processo che ci fa vedere come la Chiesa sia una comunione viva».

 - C’è chi sostiene che le proposizioni – quelle sugli omosessuali e sui divorziati risposati - che non hanno avuto la maggioranza dei due terzi non avrebbero dovuto essere inserite nella discussione. Cosa ne pensa?

 «Tutte le proposizioni hanno ricevuto una maggioranza larghissima dei due terzi tranne queste tre. Bisogan però ricordare che hanno ricevuto una maggioranza ampiamente superiore alla metà più uno, quindi non è corretto dire che siano state bocciate. C’è stata invece l’indicazione chiara di un supplemento di riflessione perché lì si toccano le questioni delicate dei divorziati risposati, la questione delle convivenze, delle coppie omosessuali».

- Come si procederà ora?

«L’ideale sarebbe che la Relatio fosse oggetto, da parte delle realtà diocesane, di una riflessione raccolta sotto l’autorità del vescovo che a sua volta viene inviata nelle Conferenze episcopali per fare sintesi e, infine, trasmessa alla segreteria generale del Sinodo.  Il punto è che tutta la Chiesa sia partecipe. Il Papa insiste molto sul valore della collegialità e della sinodalità fin da quando si è presentato come vescovo di Roma, con titolo antichissimo e teologicamente perfetto. Con questo ha voluto sottolineare come uno degli aspetti del ministero petrino sia anche quello di promuovere la collegialità di tutta la Chiesa,  di una Chiesa di adulti responsabili dove tutti si sentono partecipi attorno al ministero del vescovo.


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