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venerdì 17 settembre 2021
 
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Bullismo a scuola: l'esperienza di un padre difensore

20/01/2016  L'Italia è sotto schok per la dodicenne vittima di bullismo che si è lanciata dal balcone a Pordenone. Ma di soprusi tra giovani è piena la cronaca. I nostri esperti Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini, consulenti e formatori, genitori di cinque figli consigliano la mamma e il papà di un ragazzo che ha subito atti di bullismo fuori da scuola.

Non faccio che dar ragione a mio marito che si è comportato da vero padre, il padre che avevo sognato. Ecco i fatti: ci è giunta la soffiata che nostro figlio di 14 anni è stato preso di mira da bulli che gli hanno fatto vuotare le tasche e lo hanno spaventato. Lui non ci ha detto nulla! Ma mio marito un giorno, all’uscita da scuola, li ha fermati, ha fatto la voce grossa e si è fatto restituire quanto rapinato. Bravissimo! Ma perché ora il nostro Mattia è più silenzioso di prima?

Federica

In una cosa hai ragione, Federica: nel fare il tifo per tuo marito e nel “risarcirti” pensando che tu avresti voluto un padre così, capace di difenderti e di rimetterci la faccia. Ma, forse, le tue ragioni finiscono qui! Ora è bene che vi affacciate, tu e tuo marito, al mutismo del vostro Mattia che frequenta la prima di un istituto tecnico e che ha a che fare con i “grandoni” che taglieggiano i “piccoli”: infatti ci dici che episodi di bullismo fuori scuola sono all’ordine del giorno. Qualche intervento va fatto, ma non in solitaria! Quando i genitori scopriranno davvero che è il collegarsi tra loro è la loro forza? Quanti Mattia devono subire i soprusi nelle scuole di periferia? I genitori possono/devono fare cordata, presentarsi in presidenza, esigere il rispetto ed eventualmente fornire il loro aiuto, che non consiste nel far la voce grossa per difendere il proprio “bambino”!

Mettiamoci ora nei panni di Mattia, difeso da papà. Siete sicuri che non debba pagar cara questa difesa? Anzitutto nei confronti dei bulli che ora hanno un motivo in più per prenderlo in giro: magari non gli verranno più chiesti i pochi soldi che ha in tasca, ma la svalutazione potrebbe essere ancor più feroce: «Ecco il bambino che chiama papà! Non hai le…». Questa “difesa” potrebbe davvero costargli cara. Ma ci può essere un motivo più “interno” che potrebbe spiegare il ritiro mutacico di Mattia: è lui stesso che può sentirsi sconfitto! È l’immagine di sé che potrebbe crollare: se lui ritiene che diventare grandi significhi cavarsela da soli, essere autosufficienti, allora si sentirà sminuito anzi svalutato nella sua voglia di farcela da solo. Potrebbe legittimamente pretendere - ma non sa dirlo - che papà concordasse prima con lui la sua (del papà) eventuale difesa! Forse il papà poteva dirgli: «Se vuoi, io ci sono!».

E ora? Potreste dirgli che qualche volta i genitori si dimenticano di “consultare” i figli grandi. E che vi dispiace di non averlo fatto.

Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini

 
 
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