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venerdì 10 aprile 2020
 
Educazione e sviluppo
 

Burundi, il volto della speranza

05/03/2014  La mostra "Ensemble" presso la sede Onu di Ginevra racconta l'esperienza del Centro MEO in Burundi, dove si ricostruisce il futuro dopo anni di guerra

©Brett Morton - Fondazione Avsi
©Brett Morton - Fondazione Avsi

Non c'è miseria. Non c'è malattia. Non c'è disperazione o rassegnazione. E non c'è la guerra civile. A osservare le fotografie di Brett Morton, che dal 4 marzo e per tre settimane saranno esposte alla sede Onu di Ginevra, di tutti i mali che affliggono il Burundi non c'è traccia. Si possono forse intuire, ma l'attenzione è catturata da quegli occhi e quei volti che non guardano indietro, perché sono rivolti al futuro.

Le fotografie di Morton e un breve documentario sono al centro della mostra "Ensemble", che testimonia l'esperienza del Centro MEO (Mamans Enfants Orphelins) "Lino Lava" nel quartiere di Cibitoke, a Nord della capitale del Burundi, Bujumbura.

Il centro, costruito nel 2002 da Fondazione Avsi grazie al contributo di CBAU Onlus (Comunità biellese aiuti umanitari), è uno spazio protetto per bambini, madri e orfani di guerra, quella sanguinosa guerra civile che per 13 anni ha insanguinato il Paese, fino al 2005. Dal 2012, la attività del Centro ricevono il sostegno anche di Fondation d'Harcourt, che dedica particolare attenzione alla promozione del benessere psicosociale di bambini e famiglie.

©Brett Morton - Fondazione Avsi
©Brett Morton - Fondazione Avsi

Costruire il futuro insieme, con l'educazione

Come si ricostruisce il futuro di una comunità segnata profondamente da anni di guerra? Lo si costruisce insieme, innanzitutto, come suggerisce il titolo della mostra "Ensemble".

Al Centro MEO il futuro è inteso come un percorso di crescita, di accompagnamento e affiancamento che rispetti ed esalti la dignità della persona, l'unicità e irrepetibilità di ogni singolo essere umano. Quindi, il futuro è un cammino che non può prescindere dall'educazione.

A maggior ragione dove istruzione significa allontanarsi da un passato drammatico, non per rimuoverlo ma perché non si ripeta di nuovo e la pacifica convivenza sia patrimonio delle generazioni future.  

Nella mostra "Ensemble" si può cogliere questo spirito di rinascita, che illumina i sorrisi delle madri e fa brillare gli occhi dei bambini del Centro: qui, infatti, istruzione significa permettere a ogni singolo essere umano di esprimersi in libertà e con gioia, di realizzare le proprie potenzialità e di interagire con l'altro nel rispetto reciproco.

È lo stesso percorso di speranza compiuto da Elie, che oggi ha 22 anni e frequenta l'università, partendo dai quartieri poveri di Bujumbura e passando per il Centro MEO. È l'identica strada su cui si sono avviate le circa 3 mila persone coinvolte finora dal Centro, che in passato è riuscito a migliorare il benessere psicosociale, l'sitruzione e più in generale la qualità della vita di 416 bambini e che, oggi, è frequentato da circa 800 bambini e dalle loro famiglie. Questa è la strada che porta al futuro.

 

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