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lunedì 15 agosto 2022
 
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Burundi nel caos. Il Papa invita alla preghiera

17/05/2015  Il golpe della settimana scorsa sembra fallito, ma resta alta la tensione nel paese africano dopo la decisione del presidente Pierre Nkurunziza di candidarsi per un terzo mandato.

Invitando a pregare, durante la recita del Regina Caeli, “per il caro popolo del Burundi, che sta vivendo un momento delicato”, papa Francesco ha richiamato l'attenzione sulla nuova crisi politica che sta vivendo un Paese africano.

Resta alta la tensione in Burundi, dove la settimana scorsa è fallito un golpe contro il presidente Pierre Nkurunziza. Un gruppo di generali guidato da Godefroid Niyombare aveva annunciato il colpo di Stato il 13 maggio, mentre il presidente si trovava in Tanzania. La mossa dei generali era arrivata dopo le sanguinose proteste (20 morti) contro la decisione di Nkurunziza di correre per un terzo mandato presidenziale.

La Costituzione del Burundi limita a due i mandati presidenziali, ma Nkurunziza, presidente dal 2005, si ritiene legittimato a prolungare la sua permanenza al potere.
Dopo giorni di estrema confusione il presidente è tornato nella capitale, ha fatto arrestare i militari golpisti (ma Niyombare resta latitante) e si è presentato a una conferenza stampa nella quale ha parlato di un possibile posticipo delle elezioni in programma per fine maggio e dei pericoli dell'estremismo islamico. In particolare, Nkurunziza ha detto che il Burundi è direttamente minacciato dagli estremisti somali del movimento al-Shabab.

La situazione a Bujumbura rimane tesa, le proteste continuano e intanto circa 100 mila persone sono fuggite verso i Paesi vicini per sfuggire alla violenza. Si tratta in gran parte di donne e bambini e l'Unicef ha lanciato un appello perché si intervenga in questa nuova crisi umanitaria. Il Burundi è uno degli stati più densamente popolati e più poveri del mondo, dove l'80 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.

In Burundi non sono state ancora sanate le profonde ferite lasciate dallo scontro etnico fra Hutu e Tutsi
, durato oltre dieci anni e costato la vita a circa 300 mila persone, in gran parte civili. Le tensioni di queste settimane risentono anche del difficile processo di riconciliazione, ostacolato ancora da molte incomprensioni.

 
 
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