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Usa
 

Bye Bye Obama, l'illusione è finita

05/11/2014  Con il tracollo elettorale, di fatto si conclude la presidenza Obama. Dall'ascesa fulminea nel 2008 al malinconico declino di oggi: l'Uomo Nuovo che si è rivelato un Amleto.

Il presidente Barack Obama (Reuters).
Il presidente Barack Obama (Reuters).

Ok, è andata male per Barack Obama e i democratici che, dopo queste elezioni di medio termine, si ritrovano l'intero Congresso contro: i Repubblicani hanno ora la maggioranza sia alla Camera dei Rappresentanti (dove anzi hanno rafforzato quella già ottenuta nel 2012)  sia al Senato. E i prossimi due anni di presidenza lasciano al povero Obama poche alternative: gli toccherà lavorare soprattutto per lanciare (o non danneggiare) il prossimo candidato democratico per le presidenziali e, ancor più, per fermare col potere di veto le iniziative che il Parlamento ostile di certo proverà a prendere. Per esempio, l’interruzione dei negoziati con l’Iran sul nucleare o il varo di una nuova spedizione militare in Iraq, solo per citare due temi su cui gli esponenti repubblicani si sono spesso pronunciati.

E' andata male per Obama ma tutto possiamo fare tranne che esserne sorpresi. Gli analisti dei flussi elettorali davano, prima del voto, al 70% le probabilità che il Presidente si trasformasse in una "anatra zoppa". Quindi è successo solo quel che doveva succedere, e che peraltro era successo, prima che a Obama, anche a George Bush e a Bill Clinton.

Ma più che il dato politico, in queste ore colpisce quello culturale, quasi antropologico: come un’idea dell’America che si era presentata come unica e diversa ora declini perché troppo vaga e indeterminata; e quanto sia stata rapida la parabola del primo presidente nero degli Usa, dalla fulminea ascesa nel 2008 al ko di ieri.

E’ una realtà che si misura attraverso una lunga serie di paradossi. I candidati democratici, prima di questo voto, hanno quasi fatto a gara per distinguersi dalla presidenza e uscire dal cono d’ombra di Obama, la cui popolarità è oggi ferma a un modesto 44%. Eppure i sondaggi dicevano che in ogni caso anche questo sarebbe stato un voto pro o contro Obama, un ennesimo referendum sul Presidente, con i contro (32%) a superare nettamente i pro (20%).

Obama non è crollato ma si è ritrovato esausto perché, nel tempo, si è impantanato in una specie di terra di nessuno politica, una zona grigia che non ha soddisfatto i molti sostenitori della prima ora ma non è riuscita ad attrarre e convincere chi lo avversava. Prendiamo l’economia. Ha saputo rilanciarla, rimettendo in moto la creazione di posti di lavoro. Ma lo ha fatto al prezzo di un deficit di bilancio che infine ha presentato il conto, sotto forma di tagli e nuove tasse che hanno colpito i ricchi (più voti per i repubblicani) ma anche la media e piccola borghesia (meno voti per i democratici).

E ancora: il Presidente che in sei anni di Casa Bianca ha dato l’ordine di bombardare sette Paesi a maggioranza islamica (Pakistan, Iraq, Yemen, Libia, Afghanistan e Somalia), ha decretato sanzioni contro l'Iran e contro la Russia, viene ora accusato di scarso spirito combattivo. E gli si rimprovera quel ritiro dall’Iraq che, all’epoca della sua prima elezione nel 2008, tutta l’opinione pubblica americana invocava.

Se a questo aggiungiamo i problemi legati al varo della sua più grande riforma interna, quella che prevede l’assistenza sanitaria per tutti in un Paese in cui prima 40 milioni di persone erano prive di copertura, e le recenti polemiche sulle violenze della polizia ai danni dei neri, particolarmente crudeli per lui che dell’emancipazione delle minoranze aveva voluto farsi garante, ecco allora spiegato questo malinconico tramonto.

Che è prima di tutto suo, di Obama. Dal guscio dell'Uomo Nuovo è spuntato un Amleto che, in quanto tale, non poterva piacere agli americani. Ma non è solo suo: come si diceva, è tutta un’idea “altra” dell’America a mostrare la corda. L’alternativa però, se non spunterà tra i repubblicani una personalità nuova capace di sparigliare le carte, non è un’idea migliore ma una già vista e non granché brillante. Il mito trito e ritrito dell'eccezionalità americana che ha prodotto i disastri dell'era Bush e altri promette di produrne, tra nuove invasioni in Medio Oriente e voglia di menar le mani anche se non si sa bene con chi. Un mito che rassicura, perché già visto e banale.

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