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martedì 16 aprile 2024
 
 

C'è bisogno di competenze specifiche

25/05/2015  La storia di un'insegnante di sostegno si è più volte recata in giro per l’Europa e nelle scuole americane per formarsi, osservare e imparare: «In Italia esiste l’integrazione scolastica, altrove non sempre. Ma altrove esistono figure professionali interne alle strutture scolastiche, dal fisioterapista, al logopedista, al terapista occupazionale che danno un apporto utilissimo».

Che di competenze specifiche nella scuola ci sia davvero bisogno ne è convinta Giulia Scolari, insegnante elementare da trent’anni, docente di italiano e matematica alla Rinnovata-Pizzigoni di Milano. Lei stessa, che tra i suoi alunni ha ospitato e ospita allievi con disabilità anche gravi, si è più volte recata in giro per l’Europa e nelle scuole americane per formarsi, osservare, imparare. Sponte sua. «In Italia esiste l’integrazione scolastica, altrove non sempre. Ma altrove esistono figure professionali interne alle strutture scolastiche, dal fisioterapista, al logopedista, al terapista occupazionale che danno un apporto utilissimo. È necessario un supporto anche tecnico per questi bambini. Ad esempio, se un deambulatore diventa piccolo e un esperto viene periodicamente a scuola glielo si può far vedere, o se  perde la taratura a causa dell’uso».

Ma sul fatto che sia l’insegnante di sostegno a dover diventare  super specialista tecnico è abbastanza perplessa: «Quanto si dovrebbe studiare? Una vita intera». Occorre che tutti i docenti imparino, «ma le competenze spesso si legano al singolo caso, si diventa esperti in quel ragazzo particolare. Anche se con un bimbo sordo sono necessarie tecniche specifiche». L’importante è restare sempre insegnanti: «E lavorare per l’integrazione: è  sorprendente vedere come i bambini si vogliano bene nonostante le diversità, come in classe tutti i ragazzi possano scoprire e sviluppare le proprie potenzialità, anche quelle più impensabili».

E poi, regola d‘oro, non sottovalutarci mai: «In Italia siamo proprio bravi. Abbiamo una legge sull’integrazione che funziona, ottimi docenti di sostegno, insegnanti curriculari già multitasking. In un confronto recente con colleghi portoghesi ho impiegato un po’ a far capire che i lavori sul mio IPad  erano destinati a tutta la classe, che non ero un’insegnante di sostegno ma un’insegnante curricolare che nella sua classe ospitava un disabile, che lavoravo anche con lui in classe, insieme alla collega di sostegno». È una questione di risorse umane, quindi, da potenziare: «Se ci fossero persone esperte, tecniche, interne alle scuole o a gruppi di scuole, tutti noi insegnanti potremmo alternarci e affiancare il bambino con disabilità, saremmo tutti insegnanti di classe esperti in quel caso, guidati da professionisti».

 

 
 
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