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C'eravamo tanto rottamati

29/10/2011  Botta e risposta tra Bersani e Renzi alle assise del movimento fondato dal sindaco di Firenze.

Pier Luigi Bersani
Pier Luigi Bersani

Per raccontare quel che sta accadendo intorno al Big Bang, le assise dei post-rottamatori guidati dal sindaco di Firenze Matteo Renzi, bisogna attingere, oltre che al giornalismo, anche un po’ alla commedia dell’arte. Il teatro è quello della Stazione Leopolda, l'antica stazione di Firenze oggi sede di happening e meeting vari e dove, appunto, si tenne la prima riunione dei rottamatori, detti infatti anche “leopoldini”. Nel presentare la seconda edizione dell’iniziativa gli organizzatori, bandita la falsa modestia, la paragonano al grande raduno davanti al Lincoln Memorial del ’63 tenuto da Martin Luther King (“Io ho un sogno”). 


I colpi di scena, per i post-rottamatori, non sono mancati. A cominciare dalla protesta esterna di anti leopoldini, che parlavano di “Big Bluff Bang”. Ma quel che è andato  in scena ieri  è anche un formidabile botta e risposta con il segretario del Partito democratico. Pier Luigi Bersani non apprezza i ripetuti affondi rottamatori e da Napoli manda a dire a Matteo Renzi che “non si può dar l'idea che un giovane per andare avanti deve scalciare, deve insultare». Il sindaco di Firenze non gradisce e replica: «Non so a chi si riferisca Bersani, io non sono un asino e non scalcio».  Nel battibecco si inserisce Nichi Vendola, che definisce Renzi “vecchio”,  non proprio un complimento per chi vuol rottamare in nome del ricambio generazionale. La giovinezza da queste parti è un valore, anche se Renzi si avvia verso gli “anta”. E così anche in questo caso il “giovane” Renzi (classe 1975) non la prende bene e un po’ fumantino ricorda a Vendola (classe 1958) che  “quando lui insieme a Bertinotti (classe 1940) mandava a casa il governo Prodi (classe 1939), provocando la prima crisi del centrosinistra io ero ancora all'università”. 

Bersani (classe 1951) lo invita a “mettersi a disposizione”, ma il sindaco di Firenze risponde che “mettersi a disposizione è una cosa bella se vuol dire mettersi a disposizione di un Paese, ma se significa mettersi a disposizione di una corrente, dico di no”. La domanda diventa un tormentone e si diffonde tra i leopoldini. Si candida? Renzi si candida? “Io non mi candido, candidiamo le idee” è la risposta, un po’ dorotea. Insomma: non è un si ma nemmeno un no. Renzi sa bene che rischia di bruciarsi scendendo subito in campo e dichiarando le sue intenzioni.  Poi attinge al repertorio di Crozza, “Non siamo qui a schiacciare i punti neri alle coccinelle, come direbbe il nostro guru Bersani».
 
E la rottamazione? Stagione finita? No. C’è ancora: “L’anno scorso - ha poi sottolineato - abbiamo fatto la rottamazione, abbiamo chiuso parlando di rottamazione, una cosa che sembrava impossibile: dopo un anno sulla rottamazione ci sono tutti”. Ieri si è materializzato anche il Rottamatore in Seconda, il consigliere regionale lombardo del Pd Pippo Civati (classe 1975), protagonista insieme a Renzi della prima edizione ma escluso dalle nuove assise dei post-rottamatori.  Lui però si materializza lo stesso a un certo punto della giornata. Colpo di scena. “La mia presenza vuole essere un segnale distensivo perchè non voglio replicare con Matteo una nuova contrapposizione Veltroni-D'Alema (classe 1955 e classe 1949 ndr), modello Gormiti. Mi sono registrato come tutti gli altri e ho contribuito con venti euro. Ho sempre pensato di venire, solo che non l’avevo detto neanche alla mia fidanzata. La società non è fatta tutta da dinosauri: il dinosauro più grosso (classe 1936 ndr) è a Palazzo Chigi e non se ne va». Sul palco sale Arturo Parisi (classe 1940). Il quale sente, e lo dichiara, che alla Leopolda c’è “aria nuova”.

E' il turno dell’ex sindaco Chiamparino (classe 1948), che invita alle primarie. Nel Pd  le primarie sono un problema primario. Se ne parla di continuo nella doppia versione di aperte e chiuse. Ma a furia di aprire e chiudere  rischiano di generare correnti a getto continuo. E nel Pd ormai di correnti ce ne sono di più che al Colosseo: quindici, forse sedici se nascerà anche quella di Civati. Magari una corrente interna ai rottamatori. Inutile chiedere lumi all'interessato. Nessuno spiffera. Nessuno alla Leopolda lo sa. Nemmeno, ovviamente, la sua fidanzata.

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