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mercoledì 05 ottobre 2022
 
 

Calci d'autore, Mondiali al crepuscolo

12/07/2010  L'ultima tappa dei nostri scrittori di pallone, così per salutare Fifa 2010 che se ne va, magari sperando di continuare in altra sede a leggere insieme per sport.


Domenica al crepuscolo

In fondo al pozzo della casa sola

la voce di un bambino che pedala

nel suo grigio universo

sotto l’ala del mantello che vola.

È musica di stanze tra le vuote

specchiere delle porte la partita

che s’ascolta alla radio, è già finita.

Restano voci immote.



Alfonso Gatto

    Perché è così che finiscono sempre le grandi imprese dello sport:
con la malinconia della compagnia di giro che sbaracca le tende e se ne va. E' già finita sì. La Spagna campione del mondo è già a casa, altri ci andranno oggi, domani, dopodomani al massimo, alla spicciolata. Resta un senso vago di fine del mondo. Il mondo dei grandi eventi sportivi, spesso, è un paese di pannelli prefabbricati che uguali a sé stessi, cambiando appena i colori, migrano, a scadenza quadriennale, da un angolo di mondo all'altro. Fate caso alla foto finale: la Spagna che alza la coppa è la copia esatta dell'Italia che l'alzava quattro anni fa. Identica la posa, identica la pioggia di coriandoli: cambiano solo i colori. Allora azzurro e argento ora rosso e oro.
Il mondo vero però non se ne va: restano i bambini nelle strade, gli stadi forse destinati a un rapido degrado, resta il sogno che sia servito a qualcosa di buono accompagnato dal dubbio che si sia speso troppo in un gioco magnifico ma forse futile.  E poi il vago dispiacere di essere stati al centro del mondo e di non poterlo restare per sempre.  Comunque grazie, per lo spettacolo, per lo sforzo, per i colori, per aver dimostrato ancora una volta che chi ha molto da dimostrare, e nessuna supponenza, spesso ce la fa.

 
 
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