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sabato 21 maggio 2022
 
 

Calcio, l'Italia è in salita

12/09/2012  Con una squadra piena di Maradona, sapremmo tutti fare il Ct. Invece Prandelli siede su una panchina scomoda: gli serve tempo per ricostruire lo spirito dell'Europeo 2012.

La Nazionale di Prandelli e del calcio bioetico (vitale e divertente e onesto) ha cominciato il cammino verso il Mondiale del 2014 in Brasile. Dopo il 2 a 2 sofferto a Sofia contro la Bulgaria e il 2 a 0 a Modena con Malta (non contro, non c’è stata quasi opposizione da parte dei debolissimi avversari) è imbattuta, sta in testa al suo facile girone di qualificazione (insieme con la Bulgaria, davanti all’Armenia che affronterà il10 ottobre), alla Repubblica Ceka, alla Danimarca e a Malta, i numeri dicono che tutto va abbastanza bene, il gioco dice che tutto va abbastanza male. Il pareggio e la vittoria “patiscono” un gol fortunoso a Sofia (il secondo, casuale, di Osvaldo), due gol troppo facili a Modena (il primo di destro viziato da un fuori gioco, il secondo casuale di Peluso).

Non c’è più la Nazionale seconda agli Europei, dietro soltanto alla Spagna, non c’è ancora la squadra nuova che certe assenze (Cassano, Balotelli, Chiellini) addirittura sembravano in qualche modo poter propiziare e lanciare. Cesare Prandelli non ha colpa alcuna se Cassano, che passando all’Inter non è riuscito a non sputare nel piatto del Milan, ha palesato vecchi limiti caratteriali, intanto che sembrano esistere nuovi limiti fisici chissà se conseguenti al suo problema cardiaco. Balotelli è stato operato per miopia, niente di grave se si tratta soltanto di miopia visiva. Chiellini infortunato doveva significare il lancio pieno di Ogbonna, che però ha avuto in Bulgaria qualche incertezza. Buffon continua a parare quasi tutto, ma i miracoli logorano persino chi di essi gode, oltre che chi li fa. Cresce Marchisio ma cala Pirlo, che ormai viene marcato come fosse Maradona così che lui gioca sempre meno come Pirlo: il problema è sapere se e quando Marchisio potrà dare in pieno il cambio a Pirlo, anni 33, forse più stanco che vecchio.

La situazione non è grave in vista del Mondiale: ci qualificheremo, anche perché dopo il secondo posto europeo Prandelli ha più autorità per avere dai club i giocatori e dalla federazione e dalla lega i giorni giusti per la preparazione. Non è grave, non deve preoccupare ma occupare: occupare chi deve pensare al futuro perché il nostro calcio insista sui giovani, riscopra i vivai locali, si tenga i talenti o almeno li segua bene (Verratti “francese”, Borini “inglese”, lo stesso Criscito “russo”, fra l’altro assolto a Scommessopoli, in pista da tempo ma appena 26enne). Questa Nazionale ha pochi, pochissimi uomini di classe, senza Cassano e Balotelli si contano sulle dita di una mano mutilata. In attacco, dove le parate di Buffon non contano, Osvaldo che poi è mezzo argentino non è un fenomeno, anzi, Quagliarella e Matri sembrano spariti, Pazzini è un grandissimo cercatore di occasioni e sbagliatore di gol fatti, Giovinco non è una punta, casomai una puntina, Borini è incompiuto e Destro è tutto da verificare.

Malta è bastata per togliere brillantezza; Diamanti (gioco di parole banale ma forse efficace), Malta non può certo servire per capire cosa vale Insigne,entrato a fare cose d’arte fumosa quando la partita era all’occaso stanco e lui era bello fresco.  Bisogna insomma che Prandelli possa tranquillamente lavorare e sperimentare perché l’Italietta di base ritrovi lo spirito del campionato europeo e rimedi col gioco d’insieme a carenze individuali: falliscono certe annate di grandi vini presunti, figuriamoci se non di calciatori, sottoposti a pressioni e seduzioni da farli esplodere. E se poi c’è un Maradona, allora siamo tutti capaci a fare i Ct.

 
 
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