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lunedì 03 agosto 2020
 
 

Scommessopoli non finisce mai

26/07/2012  Tante società, tanti tesserati coinvolti nell'ultimo capitolo dello scandalo calcio. E c'è anche Antonio Conte, allenatore-simbolo della Juve vincente.

Antonio Conte, allenatore della Juventus (foto Ansa).
Antonio Conte, allenatore della Juventus (foto Ansa).

Antonio Conte, allenatore della Juventus campione d’Italia, è stato rinviato a giudizio per omessa denuncia relativa a due partite in cui allenava il Siena. L’omessa denuncia è assai meno grave della partecipazione all’illecito: Conte potrebbe patteggiare (riconoscendo la colpa, si capisce) e cavarsela con una squalifica breve. Non sarebbe neppure pregiudicata la conduzione da parte sua della squadra per la Supercoppa d’Italia fra Juventus e Napoli, in programma l’11 agosto a Pechino, anche se il suo posto potrebbe essere preso da un vice: i tempi delle sentenze sono più “avanzati”, per lui si parla del 13 agosto.

Ma è chiaro che il problema è un altro, è di natura morale, il che nel calcio spregiudicato e sommamente “pratico “di oggi potrebbe anche voler dire che è di natura infima: ma non nel caso della Juventus che sta ancora cercando di liberarsi da Calciopoli, di Conte che il club ha sempre sostenuto come apostolo ufficiale, e fra i più e meglio impegnati, del lavoro, dell’entusiasmo, della volontà di farcela sciorinando tutte le forze lecite.

Diciamo che il problema è delicato, e riguarda tante squadre, tante società, tanti tesserati, tutti sotto quella enorme bolla d’aria mefitica che si chiama Scommessopoli, e che dice che i Moggi sono sempre fra di noi, stanno bene e lottano pure, nel senso che si danno da fare. Ci sono nomi importanti, ci sono squadre di A e di B che in qualche modo, diretto o indiretto, hanno peccato. E sembra per fortuna scaduta la formula bieca per cui se tutti hanno colpa, la colpa non esiste più. 

Gli sviluppi di ora in ora, di giorno in giorno. Chi ci legge sa che siamo insieme scettici e combattivi: il male ci sarà sempre, nel mondo e dunque anche nel mondo del pallone, impossibile sconfiggerlo definitivamente, importante combatterlo continuamente. Non per vincere la guerra ma per vincere tante battaglie, per vedere almeno qualche volta punito qualche reo, per guardarci allo specchio senza provare vergogna. 

Ciò detto, proviamo a scovare quel poco divertimento che la lunga complessa vicenda permette. Ci aiuta Serse Cosmi, allenatore esperto, personaggio sanguigno, il quale l’altro giorno ha detto, ha gridato da una televisione importante quello che in tanti pensiamo. Cosmi ha formulato implicitamente una domanda: come mai gli indiziati, gli inquisiti quando escono dal confronto con chi istruisce il processo e dunque può rinviarli a giudizio sorridono sempre, dicono che il dialogo è andato bene, che hanno chiarito tutto, che il magistrato ha recepito perfettamente la linea difensiva dell’accusato e del suo legale, che è stato un colloquio aperto dal quale si esce perfettamente tranquilli, assolutamente certi di un futuro senza nubi (poi arriva la mazzata). Ha detto ironicamente Cosmi: “Debbono accadere cose bellissime in quei dialoghi con il magistrato Palazzi, al punto che io sogno di incontrarlo”. 

Forse questa recita è la meglio riuscita o comunque la più messa in scena in tutto il nostro mondo del pallone, dove pure il teatrino è sempre aperto e la ribalta è sempre frequentata. Quando vedremo uno, celebre o no, conte o plebeo, che alla fine del colloquio si dice preoccupato, ammaccato dopo avere sbattuto contro le sue responsabilità?                                                                            

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