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lunedì 10 maggio 2021
 
lutto
 

Una vita per i malati, addio al superiore generale dei Camilliani.

25/07/2019  Il ricordo di padre Leocir Pessini, nato il 14 maggio del 1955, a Joaçaba, città dello Stato di Santa Caterina in Brasile, da una famiglia di origini italiane e morto, in Brasile, nella notte tra il 23 e il 24 luglio scorsi.

“Sento molto vera e profonda per me, questa espressione del famoso poeta T.S. Eliot (1888-1965): ‘Noi dobbiamo continuare a cercare, ma alla fine della nostra ricerca ritorneremo al punto di partenza e conosceremo questo posto per la prima volta’”. Sono alcune parole scritte recentemente da padre Leocir Pessini, Superiore Generale dell’Ordine dei Ministri degli Infermi, noti come Camilliani, morto nei giorni scorsi mentre si trovava presso la comunità camilliana del “Recanto San Camillo” di Granja Viana a  San Paolo, in Brasile. I funerali si svolgeranno domani, 26 luglio, nella chiesa della storica parrocchia camilliana di N. Sra. do rosário de Pompéia a San Paolo.

P. Pessini, figlio di italiani emigrati in Brasile, era nato il 14 maggio del 1955, a Joaçaba, città dello Stato di Santa Caterina ed è stato ordinato sacerdote nel 1980 all’età di 25 anni. Malato di tumore da circa un anno il religioso, ricordano i Camilliani, ha sempre coltivato “una grande passione per il carisma camilliano, la cura dei malati, l’umanizzazione del mondo della salute, l’insegnamento delle discipline bioetiche”. Sin dall’inizio  ha lavorato come cappellano presso l’Hospital das Clinicas della facoltà di medicina dell’Università di San Paolo (Brasile). Dal 1995 e fino al 2010 ha svolto funzioni amministrative come responsabile in ambito universitario, la responsabilità nel settore educativo della provincia camilliana del Brasile, nella União Social Camiliana, ente che sostiene l’università camilliana in Brasile. In questo periodo ha frequentato i corsi per la licenza e il dottorato in teologia morale e bioetica presso la Pontificia Università Cattolica di San Paolo – Facoltà di Teologia Nossa Senhora da Assunção. Nell’ambito della società civile, della chiesa e del governo brasiliano, ha svolto il ruolo di coordinatore nazionale per la pastorale della salute presso la conferenza della episcopale brasiliana dal 2004 al 2007 ed è stato membro della commissione nazionale per la ricerca sugli esseri umani nel governo federale – ministero della salute e  consulente di bioetica del consiglio federale di medicina dal 2010 al 2014. Negli stessi anni, dal 2000 al 214 ha guidato, come superiore provinciale, la provincia camilliana del Brasile  e successivamente, dal 2014 ad oggi, l’Ordine dei camilliani come Superiore Generale visitando, in questo periodo, tutte le comunità dell’Ordine, incontrando, quindi, i confratelli a tutte le latitudini  e “condividendo con loro fatiche e speranze nella grande sfida di incarnare il carisma della cura dei malati e di insegnare ad altri a fare altrettanto!”. Lo scorso settembre la scoperta della malattia e il trasferimento in Brasile, dopo alcuni mesi di terapia a Roma.

L’Ordine dei  Camilliani è nato nel 1582 per iniziativa di san Camillo de Lellis per l'assistenza agli ammalati nell'Ospedale di San Giacomo degli Incurabili a Roma ed è stato approvato come congregazione da papa Sisto V quattro anni dopo e elevato a ordine di voti solenni da papa Gregorio XIV con bolla del 21 settembre 1591 con il nome di “Ordine dei Ministri degli Infermi”, nome scelto dal Fondatore, per indicare che i suoi membri dovevano avere come modello Cristo, che disse: “Non sono venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita”. Oggi l’Ordine, presente in circa 40 paesi,  è costituito da sacerdoti e fratelli che, come religiosi, godono di uguali diritti e assumono gli stessi obblighi e si dedicano, “prima di qualsiasi cosa alla pratica delle opere di misericordia verso gli infermi” e a far sì che “l’uomo sia messo al centro dell’attenzione del mondo della salute”. I membri emettono i voti di castità, povertà e obbedienza e consacrano la loro vita “al servizio dei poveri infermi, anche appestati, nelle loro necessità corporali e spirituali, pur se con rischio della propria vita, dovendo fare ciò per sincero amore a Dio”.
Molti i camilliani morti servendo gli ammalati. Si ricorda come, durante i casi di peste in varie parti dell’Italia. Nel 1630, durante una  peste che devastò il nord ed il centro Italia furono oltre un centinaio i “discepoli” di san Camillo che si diedero all’assistenza dei malati e 56 di loro  morirono mentre erano al loro “totale e generoso servizio”. 86 i religiosi che morirono, una ventina di anni dopo, sempre durante un'altra epidemia: tra le vittime anche tre superiori provinciali e il loro Superiore Generale.

Non fu soltanto in Italia che i Camilliani fecero fronte alla peste, ma anche in Spagna, Perù, Bolivia e in tante altre parti del mondo. Oggi, la stessa attenzione viene rivolta ai malati di lebbra in Cina, Tailandia, Filippine, Africa, Brasile, ai malati di TBC, malattia che uccise milioni di persone nel mondo fin all’inizio dello XX secolo, ai pazienti affetti dall’ HIV/ AIDS.

Per i Camilliani, il tempo di peste e di epidemie, si legge sul sito della Congregazione,  era “tempo di festa”, cioè di dedizione incondizionata agli infermi. Finora l’Istituto si è sempre “mantenuto fedele a questo ideale, anche se le epidemie non sono state così frequenti e neppure tanto devastanti come nel passato”. Tante le congregazioni nate su impulso del Fondatore come le Ministre degli Infermi, le Figlie di San Camillo, l’Istituto Secolare Missionarie degli Infermi “Cristo Speranza”, l’Istituto Stella Maris, le Ancelle Missionarie Camilliane, le Ancelle dell’Incarnazione, Kamillianische Schwestern, la Famiglia Camilliana Laica. Tutte istituzioni legate all’ideale di san Camillo in intima unione con l’Ordine: “Là dove ci sono Camilliani, quasi sempre ci sono anche ‘Camilliane’”.

La Congregazione si sta preparando anche un evento storico: a  273 anni dalla canonizzazione di San Camillo il prossimo 13 ottobre papa Francesco canonizzerà la prima santa Camilliana, sr. Giuseppina Vannini, Fondatrice delle Figlie di San Camillo. “Questo avvenimento  è anche un segno di fecondità ed ulteriore autenticità di un carisma antico e sempre nuovo che continua a segnare la storia della santità della chiesa in genere e della nostra famiglia religiosa in particolare. E ci auguriamo che presto anche altri bellissimi esempi di camilliani e camilliane possano risplendere davanti a tutto il popolo di Dio”, come scrivono la Madre Generale Zélia Andrighetti e le consorelle del Consiglio generale ricordando le parole della Beata Vannini: “Preghiamo le une per le altre e benché lontane aiutiamoci a vicenda a santificarci, non d’altari, ma di fatto, e avendo per unico testimonio il Signore”.

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