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mercoledì 20 ottobre 2021
 
Campania
 

Napoli nella zona rossa: tra poveri e pandemia, il grido dell'arcivescovo Mimmo Battaglia

12/03/2021  Con la richiesta di una ‘cordata sociale’ che possa far incontrare le istituzioni e i poveri don Mimmo Battaglia, l’arcivescovo metropolita di Napoli, indica il cammino verso la ‘primavera e la speranza’, verso la Resurrezione.

Pandemia e poveri. Nella Campania in zona rossa il binomio diventa un tema a cui porre rimedio in tempi brevi.  Con la richiesta di una ‘cordata sociale’ che possa far incontrare le istituzioni e i poveri don Mimmo Battaglia, l’arcivescovo metropolita di Napoli indica il cammino verso la ‘primavera e la speranza’, verso la Resurrezione. E dopo aver lanciato la sua richiesta di aiuto per chi, in questa fase difficile di chiusura delle regioni, rischia di perdere lavoro e casa, nella sua lettera dedicata alla IV domenica di Quaresima ricorda a tutti quanto sia facile restare "prigionieri del proprio modo di pensare e delle proprie paure”. 

“Povero e povertà non sono categorie solo sociologiche. In ognuno di noi è nascosta una zona di povertà dalla quale fuggiamo, ci nascondiamo e ci difendiamo - afferma Don Mimmo Battaglia - La parte “piegata” in noi ci ricorda che siamo chiamati ad alzarci per ritrovare primavera e speranza”. È l’invito al cambiamento interiore quello che don Mimmo auspica. Per questo ha voluto invitare tutti “Chiesa, istituzioni, società civile - ad una cordata sociale fondata sul valore della fraternità e vissuta con l’atteggiamento di chi vuole costruire il presente rendendo così possibile il futuro”. In poche parole: artigiani di pace. Don Mimmo Battaglia, Vescovo Metropolita di Napoli,  vuole costruire il futuro ma non da solo. 

Non è  solo l’emergenza ad indurlo agli appelli importanti ma è l’esigenza di individuare costruttori di futuro. La richiesta del prelato si rivolge  “a tutti, e alle istituzioni in modo particolare - scrive in una lettera in cui manifesta la necessità -  di dar vita ad una cordata sociale partendo dal riconoscersi fraternamente parte di un corpo più vasto ci si metta insieme per costruire il bene comune affinché in un tempo così complesso e rischioso a sofferenza si aggiunga sofferenza”. Si fa portavoce dei poveri, di chi soffre. “La verità è che i poveri scomodano - afferma Battaglia - camminando con loro ho toccato con mano la mia povertà”.

Don Mimmo si riferisce alla resistenza che spesso impedisce alla mente di guardare oltre, a quella pausa che immobilizza e spesso mostra tutto ‘precario se non addirittura inutile - afferma - ed è qui che la fede diventa la più densa esperienza di povertà”. Quella sofferenza don Mimmo sta imparando a conoscerla da vicino. Il suo percorso a Napoli è cominciato lo scorso febbraio, con un tour che lo ha portato incontro ai volti segnati dalla fatica di chi sta perdendo il lavoro, come gli operai dello stabilimento Whirlpool di Napoli, o dal dolore come la famiglia di Franco Della Corte, il vigilantes ucciso da alcuni ragazzi mentre stava lavorando. E ancora Don Mimmo nel suo viaggio non ha mancato di posare il suo sguardo sui volti che sono invece segnati dalla povertà e dalle ingiustizie.

Per questo guardo con enorme preoccupazione alla sospensione del blocco dei licenziamenti, agli sfratti coatti dei cittadini indigenti, alla demolizione di case che, seppur abusive, in questo momento per alcune famiglie sono l’unica tana in cui rifugiarsi dal virus - scrive Don Mimmo - Chiedo pertanto attenzione e aiuti concreti affinché le imprese non siano costrette a dover lasciare a casa i propri dipendenti, affinché chi ha perso il denaro a causa della crisi non debba vedersi privato anche di un tetto, affinché a causa di pur legittimi provvedimenti si eviti a delle famiglie, in piena crisi sanitaria, di ritrovarsi in strada sole e disperate”.

Ma in un tempo di quaresima in cui la preghiera assume un ruolo importante Don Mimmo fa suo l’invito di papa Francesco  che dedica questa Quaresima 2021 alla speranza. Ed è proprio così che il Vescovo di Napoli guarda “all’inizio della vaccinazione e all’innesto economico derivante dall’utilizzo dei fondi europei: se queste due importanti cure, una sanitaria e l’altra economica, verranno modulate con giustizia allora la pace sociale verrà salvaguardata! Per il bene e la sicurezza di tutti”.

L’appello alla cordata sociale però non è l’unica richiesta di Don Mimmo. Il suo desidero è che il dialogo e l’attenzione alla quotidianità diventino strumenti di uso comune perché “non è comprensibile e giustificabile che a chiusure imposte dalle istituzioni a causa della pandemia non corrispondano altrettante aperture fatte di concreti sostegni economici, di parole dialoganti, di attenzioni quotidiane alla ferialità dei tanti volti che hanno perso la luce della speranza e alle tante storie che, nel timore di un mancato lieto fine, si lasciano prendere da una disperazione capace con facilità di tramutarsi in rabbia sociale”.

 
 
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