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Campi profughi in Libano: è emergenza acqua

04/06/2013  Dalla voce dei cooperanti nei campi profughi siriani in Libano arriva la richiesta d'aiuto per fronteggiare l'estate. Con la preoccupazione per l'inverno che verrà

Dopo aver sopportato un inverno estremamente rigido nei campi profughi, centinaia di migliaia di rifugiati siriani in territorio libanese sono attesi ora da un’estate che si preannuncia torrida.

Il caldo non farà altro che rendere ancora più drammatica la situazione nei campi, anche da un punto di vista igienico-sanitario. L’acqua è quindi già la primissima urgenza in cima alla lista dei bisogni più impellenti per i profughi, vittime di una crisi umanitaria lunga due anni.

Lo confermano gli stessi cooperanti sul campo, in Libano. "Oggi ci sono 38 gradi e nelle prossime settimane il caldo aumenterà", afferma preoccupato Marco Perini, rappresentante di Fondazione Avsi in Libano. "Acqua, abbiamo bisogno di tanta acqua! Le statistiche dicono che servono almeno una decina di litri d'acqua al giorno per persona. Qui invece i profughi spesso non ne hanno neanche un litro al giorno per bere".

Gli fa eco Chiara Nava, dello staff Avsi nel campo profughi di Marj el Kok nel Sud del Libano. Vi vivono 1000 persone, che al momento dispongono solo di due serbatoi da 1000 litri. Vuoti. Mancano infatti i soldi per comprare acqua.

"Ci servono subito almeno 11 cisterne da 10 mila litri ciascuna e, una volta installate, dobbiamo fare un accordo con un'autocisterna perché ogni 5 giorni venga a riempirle. Solo così in questo campo potranno bere, lavarsi e condurre una vita quasi normale".

All'approvvigionamento idrico è legata ovviamente la situazione igienico-sanitaria nei campi profughi. In queste condizioni, l'arrivo del grande caldo farà aumentare notevolmente il rischio colera. D'altra parte, la mancanza d'acqua ha già provocato i primi effetti evidenti: malattie della pelle per le persone che non riescono a lavarsi, pidocchi sulla testa dei bambini, disturbi intestinali diffusi. Patologie minori forse, che contribuiscono però a peggiorare le condizioni di vita e il morale dei profughi nei campi.

Alla preoccupazione per le impellenze più immediate, vanno ad aggiungersi poi i timori per il futuro prossimo, dal momento che la crisi siriana sembra ancora molto lontana dal trovare una soluzione. I cooperanti infatti pensano già al domani: si deve programmare il rientro a scuola e l'arrivo dell'inverno.

"Oltre a distribuire acqua, cibo e medicine, ci sono una serie di altre cose che 'o cominci a occupartene oggi o, se le lasci capitare, poi non si riescono a gestire' e succede che per esempio i bambini non vanno a scuola o che l'inverno arrivi. E senza gasolio da mettere nelle stufe, vivere sotto a una tenda in mezzo alla valle della Bekaa innevata è molto dura".

Ma anche quando tutto fa pensare al peggio, ci sono piccole storie che regalano ancora speranza. Loulou El Eid è una ragazza scappata dalla guerra in Siria, che da sei mesi ha trovato rifugio nel campo di Marj el Kok. E che da sei mesi non poteva lasciare la sua tenda a causa di un handicap motorio. Pochi giorni fa lo staff di Avsi le ha consegnato una sedie a rotelle e lei con un gran sorriso ha risposto: "Adesso esco dalla mia tenda così posso vedere questo Libano che mi accoglie e ringraziare la famiglia italiana che mi ha aiutata".

Per maggiori informazioni consultare il sito: www.avsi.org

 
 
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