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martedì 23 aprile 2024
 
 

Rimettere l'Imu, perché no?

01/12/2013  Susanna Camusso, leader della Cgil, ha detto quel che molti pensano da tempo: si stava meglio, quanto a tasse, quando c'era l'Imu.

Che rabbia! Noi, borghesi illuminati moderati saggi riformisti, ci siamo fatti bagnare il naso dalla signora che dirige la Cgil, il sindacatone "rosso" considerato bastione della conservazione e dell'immobilismo sociale, quella specie di mammuth che molti giudicano uno dei più seri ostacoli alla modernizzazione del Paese.

Diciamocelo francamente: Susanna Camusso, appunto segretario generale della Cgil, quando ieri ha parlato dell'Imu, ha detto col suo solito tono un po' urticante una cosa che prima o poi abbiamo pensato tutti. Questa: "L'unica cosa seria sarebbe rimettere l'Imu. Che serietà ha un Paese che in pochi anni toglie e mette l'Imu 6 volte?". E potremmo aggiungere: che serietà ha un Paese che si racconta che togliendo l'Imu le tasse diminuiscono mentre aumentano, che non sa bene come coprire finanziariamente l'annullamento della prima rata dell'Imu, che crea problemi enormi ai Comuni, che arriva all'ultimo momento senza saper dire ai contribuenti quanto esattamente dovranno pagare ecc. ecc.? Se lo Stato aveva comunque bisogno di incassare questi soldi (o magari di più), non era più semplice tenersi l'Imu e buonanotte?

Certo, sappiamo com'è andata: la campagna elettorale, le larghe intese, le promesse, la propaganda... Ma al netto di Berlusconi e Letta, Alfano e Bersani, non si può leggere in questa storia anche una nostra tendenza nazionale a scambiare i desideri per realtà, a illuderci che cambiando il nome cambino anche le cose, insomma a raccontarci che. Il che spiegherebbe anche, tra le altre cose, perché continuiamo a tenerci una classe politica che in ufficio, nei bar, per strada, sugli autobus e nei salotti copriamo di contumelie. 



 

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