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martedì 26 ottobre 2021
 
migranti
 

Canale di Sicilia, cimitero a cielo aperto

09/08/2016  Gli ultimi dati offerti dall'Oim parlano di oltre tremila morti nell'ultimo anno. Un'ecatombe che non si ferma. Ma la soluzione di un problema complesso ed epocale sembra non essere presa in considerazione dagli Stati dell'Unione europea.

Mediterraneo, immenso cimitero a cielo aperto che continua a inghiottire le sue vittime. Dall'inizio dell'anno, un totale di 3.176 migranti e rifugiati sono morti nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l'Europa via mare. E di questi, 2.742 sono le vittime che tentavano di sbarcare in Italia. Sono i nuovi dati forniti dall'Oim, l'organizzazione internazionale per le migrazioni che da anni opera a Lampedusa e su tutti i luoghi dello sbarco dei migranti. Le vittime che hanno perso la vita in mare da inizio anno hanno già superato quelle dello stesso periodo dell'anno scorso e sono "circa il doppio di gennaio-agosto 2014", ha detto Julia Black, del Centro Global Data Migration Oim.

La cifra dell’Oim è probabilmente al ribasso, poiché certamente le morti per annegamento si consumano anche all’oscuro delle statistiche. Sarebbero molte di più se non fosse per l’opera della nostra Marina e delle altre organizzazioni che incrociano nel Canale di Sicilia e che quotidianamente operano per salvare decine di migliaia di vite umane. Ma bastano quei morti a dimostrare che il primo passo per evitare un’ecatombe del genere è creare dei corridoi umanitari, di concerto con tutti gli Stati membri dell’Unione europea. Solo i corridoi umanitari tra l’altro permettono una gestione e un controllo totale dei flussi migratori. E invece l’unica risposta cui stiamo assistendo, a parte gli sforzi del nostro Paese e della Grecia , è l’ottusità di un sistema che si ostina a far finta che il problema non esista e a costruire muri, a cominciare dai Paesi del Centro e del Nord Europa.

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